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industrializzazione e urbanizzazione

industrializzazione e urbanizzazione

Il problema del rapporto tra industrializzazione e urbanizzazione viene affrontato più volte nel corso del triennio di scuola media, sia nella programmazione di storia che in quella di geografia; i fenomeni di urbanizzazione, inoltre, presentano molti ancoraggi con l’esperienza che gli alunni costruiscono e consolidano con il paesaggio antropizzato che li circonda, soprattutto nelle aree a vocazione industriale che si sono diffuse capillarmente nel territorio, soprattutto nei distretti del Nord Italia.
Per questi motivi ho proposto ad alcuni dei miei alunni un approfondimento sul rapporto tra le forme dell’urbanizzazione e quelle dell’industrializzazione (qui il link al pdf), ricavato da un contributo specialistico seminariale di un docente universitario di geografia (il testo è di Salvatore Cafiero, pubblicato in “Rivista economica del Mezzogiorno”, a.II, 1988, n.1, e consultabile al sito dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, a questo link). Il testo è stato evidentemente semplificato, e rielaborato attraverso una paragrafazione maggiormente aderente alla struttura concettuale dell’urbanizzazione e delle sue trasformazioni diacroniche.
Dopo la prima lettura del testo, è stata consegnata agli alunni una scheda riassuntiva, costruita come una tabella, in cui è stato richiesto di isolare le informazioni principali del testo secondo la griglia proposta.
Successivamente alla correzione, gli alunni sono stati invitati a produrre una presentazione in power-point o word e a preparare un’esposizione orale destinata alla classe.
Destinatari dell’attività: alunni particolarmente motivati che desiderano approfondire un argomento della programmazione disciplinare; data la non eccessiva ampiezza del testo, l’approfondimento sull’urbanizzazione può essere affidato ad alunni di una classe prima di scuola secondaria di primo grado.
Tempi previsti in classe: un’ora circa per la presentazione del lavoro svolto, la presentazione tramite lavagna multimediale e l’approfondimento attraverso domande mirate; nel corso della lezione, il resto della classe prende appunti sul quaderno, che eventualmente possono essere compendiati da una scheda di sintesi finale.
Ricadute attese: individuazione di percorsi personalizzati, aumento della motivazione intrinseca rispetto ai contenuti disciplinari, potenziamento della comprensione del testo, della capacità di fare collegamenti, dell’esposizione orale: tutti questi obiettivi, nella sperimentazione svolta, sono stati pienamente raggiunti.

Tutti i materiali, tra cui anche un test di verifica a risposta chiusa, sono pubblicati a questo link, che contiene i materiali di Geografia.

Latitudine e longitudine

coordinate-geografiche

Con questo articolo aggiorno quello già pubblicato a questo link, relativo ad una rielaborazione ludica dello studio delle coordinate geografiche.
Ho creato la seguente mappa, ritoccando un planisfero di Mercatore equidistante:

Cliccando con il tasto destro è possibile scaricare l’immagine, inserirla in un file word e stamparla per l’uso che si ritiene più utile. Alcune idee in tal senso potrebbero essere le seguenti:
1) Aggiungere all’incrocio tra meridiani e paralleli delle sagome numerate di navi da guerra, e chiedere ai ragazzi di fornire le coordinate geografiche necessarie per neutralizzarle una ad una;
2) Dopo una prima dimostrazione dell’uso che si può fare della mappa, chiedere ai ragazzi di scrivere un testo regolativo per illustrare le regole di questa battaglia navale.
Qui sotto una sagoma di una nave da guerra che può essere scaricata, copiata e incollata negli incroci tra meridiani e paralleli:

Land Grabbing e globalizzazione

land-grabbing

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Attività cooperativa sui climi europei

attività cooperativa sui climi europei

L’attività cooperativa sui climi europei che propongo è estremamente semplice, e segue l’impostazione di didattica per scoperta che è stata sperimentata anche in altre discipline. Questa attività costituisce la rimodulazione di un’attività più complessa, ancora tutta da progettare, che dovrebbe portare gli allievi non soltanto allo studio dei climi di una determinata area geografica, ma soprattutto alla costruzione di una cartina climatica: in attesa di poter lavorare concretamente a questo progetto, l’attività cooperativa sui climi europei che sto sperimentando si concentra principalmente sulla comprensione e rielaborazione di differenti tipi di testo e sul lavoro in piccoli gruppi.
Sulla base di questa impostazione generale, prima di affrontare lo studio delle caratteristiche climatiche in dettaglio sul manuale, ho sottoposto agli allievi questa scheda, in cui viene loro richiesto di analizzare i dati climatici di dodici città europee e di raggrupparle secondo caratteristiche di temperatura e piovosità.
Le tabelle sono tratte da uno dei molti siti di climatologia presenti in rete (ho utilizzato questo), e le città sono state scelte in modo tale da presentare caratteristiche molto simili: rispetto al manuale in adozione, che individua quattro macro-fasce climatiche e complessivamente otto sottoclimi, si sono scelte città che presentano evidenti caratteristiche dei climi atlantico, mediterraneo, continentale e nivale. La proposta di analisi potrebbe diventare ancora più sfidante e complessa, nel caso si utilizzassero dei grafici al posto delle tabelle (ad esempio reperibili a questo link), che nel mio caso non ho inserito nell’attività perché avrebbero implicato un numero eccessivo di fotocopie oppure la disponibilità di un tablet o un pc per ciascun allievo.
Questa attività cooperativa sui climi europei prevede, oltre all’esecuzione del compito, anche l’organizzazione del gruppo di lavoro e la riflessione metacognitiva sul ragionamento svolto, la cui verbalizzazione viene affidata ad un membro scelto dal gruppo stesso.
Ho sperimentato questa attività cooperativa sui climi europei proprio in questi giorni, e un’ora complessiva è stata sufficiente affinché ciascun gruppo portasse a termine il lavoro di analisi delle tabelle; per una rielaborazione scritta organica e condivisa potrebbe servire un’altra mezz’ora.

Clima e tempo meteorologico

1. Il tempo meteorologico e il clima
Gli elementi che contribuiscono a darci la sensazione diretta del tempo meteorologico di una giornata sono diversi e immediatamente percepibili con i nostri cinque sensi: la luce, l’oscurità, il caldo, il freddo, l’umidità, la secchezza dell’aria, il vento, la pioggia o la neve. Le condizioni del tempo che percepiamo tutti i giorni con i nostri sensi descrivono il tempo atmosferico, che è l’insieme delle condizioni atmosferiche che possiamo rilevare in un determinato luogo e in un momento preciso. Nella stessa giornata, il tempo atmosferico può infatti cambiare: una mattina nebbiosa può trasformarsi in una giornata assolata, oppure d’estate un pomeriggio di sole può essere turbato da un temporale con abbondanti precipitazioni.
Osserva le seguenti immagini e per ciascuna scrivi sul tuo quaderno degli aggettivi che ne descrivono il tempo meteorologico.






Il tempo meteorologico che possiamo osservare e misurare non deve essere confuso con il clima. Il clima infatti è l’insieme delle condizioni atmosferiche che si possono registrare e studiare nell’arco di un periodo di tempo molto lungo, normalmente in trent’anni, in una determinata regione, più o meno vasta, della superficie terrestre. Per descrivere quindi il clima di una regione non è sufficiente guardare fuori dalla finestra o fare una passeggiata all’aperto, ma osservare, rilevare e studiare, nell’arco di un lungo periodo di tempo, i fenomeni atmosferici.
Studiare i climi e i fattori che li determinano è estremamente importante, perché il clima influenza profondamente le attività umane nelle diverse regioni del mondo, determinando ogni aspetto della vita dell’uomo, come l’alimentazione, le forme dell’insediamento e le abitazioni, le attività economiche, lo stile di vita e la cultura dei popoli. L’uomo, inoltre, a causa del costante aumento della popolazione e delle attività produttive, contribuisce a modificare, a volte in modo irreversibile, il clima e gli ambienti della Terra.

Seleziona le informazioni del testo
1. Trascrivi sul quaderno e memorizza la definizione dei concetti di “tempo meteorologico” e “clima”;
2. Individua e memorizza i motivi per cui la conoscenza del clima è importante nella comprensione del mondo attuale.
2. Gli elementi e i fattori del clima
Nello studio dei climi è importante distinguere con precisione due concetti fondamentali che presentano molte relazioni di causa ed effetto che li legano l’uno all’altro: (1) gli elementi del clima e (2) i fattori del clima.
Gli elementi del clima sono tutte le caratteristiche del tempo meteorologico che possiamo misurare, attraverso degli strumenti appositi, in un luogo preciso e in un determinato momento. Sono quindi elementi del clima la (1) temperatura, le (2) precipitazioni (la pioggia, ma anche la neve e la grandine), la (3) pressione atmosferica, (4) l’umidità e i (5) venti.
Ciascuno di questi elementi del clima può essere misurato utilizzando degli strumenti scientifici appositi e delle precise unità di misura; quando si studiano i diversi elementi del clima di una regione per un periodo di tempo molto lungo si può determinare il clima della regione stessa. I climatologi sono gli studiosi che si occupano, studiando ed elaborando i dati raccolti dalle stazioni meteorologiche, di determinare il clima di una regione e i suoi cambiamenti nel corso del tempo.

Seleziona le informazioni del testo
1. Trascrivi e memorizza la definizione di elemento del clima;
2. Trascrivi e memorizza i cinque elementi del clima fondamentali.
I fattori del clima sono invece le cause che determinano il clima di una determinata regione, e quindi le differenze di temperatura, precipitazioni, pressione, umidità e vento da una regione all’altra. I più importanti fattori del clima sono (1) la latitudine (la distanza di un punto dall’Equatore), (2) l’altitudine (la distanza di un punto sul livello del mare) e (3) la distanza dal mare.
La latitudine è un fattore del clima perché i luoghi della Terra che si trovano vicino all’Equatore, a causa del maggior irraggiamento da parte del Sole (i cui raggi arrivano diretti e perpendicolari sulla superficie terrestre), sono più caldi rispetto ai luoghi che si trovano vicino ai Circoli Polari: nei luoghi della Terra a latitudine 0°, e che quindi si trovano proprio sull’Equatore, c’è soltanto una stagione, sempre molto calda e piovosa, perché l’irraggiamento del Sole è costante e continuo per tutto l’anno; via via che ci si allontana dall’Equatore, all’aumentare della latitudine, i raggi del Sole, a causa della curvatura della superficie terrestre, colpiscono la Terra in modo obliquo, che quindi in queste zone sarà meno calda, fino ad arrivare ai climi freddi delle zone polari.

Osservando questa immagine puoi vedere come la stessa quantità di energia solare che arriva sulla Terra, viene distribuita diversamente se colpisce una zona vicina all’Equatore oppure una zona vicina ai poli: nel primo caso, l’energia solare si concentra in un’area molto piccola, che così sarà molto calda; nel secondo caso invece, a causa della curvatura della superficie terrestre, si distribuisce su un’area più ampia, che riceverà in proporzione meno calore.

L’altitudine è un fattore del clima perché più un luogo si trova in alto rispetto al livello del mare, minore sarà la sua temperatura: infatti, la temperatura diminuisce di 1°C circa ogni 200m di altitudine.
La distanza dal mare è un fattore climatico importantissimo, perché le grandi masse d’acqua che circondano le terre emerse hanno la capacità di trattenere e “immagazzinare” il calore che ricevono durante l’estate e di rilasciarlo lentamente quando la temperatura si abbassa, e cioè nella stagione invernale: per questo motivo, le località che si trovano sulle coste o sulle rive dei grandi laghi in inverno presentano un clima mite, e cioè non eccessivamente freddo; le regioni più interne, distanti dal mare, hanno un clima più caldo d’estate e molto rigido in inverno, solitamente caratterizzato da precipitazioni scarse.

1. Trascrivi e memorizza la definizione di “fattore del clima”;
2. Trascrivi e memorizza i tre fattori del clima più importanti;
3. Spiega in quale modo ciascun fattore influenza il clima di un determinato territorio.
3. Gi elementi del clima: la temperatura
La temperatura dell’aria è uno dei più importanti elementi del clima: si misura utilizzando il termometro, la cui scala riporta i gradi Celsius (o gradi centigradi), che sono l’unità di misura convenzionale utilizzata per stabilire la temperatura dell’aria o di un corpo. Questa scala è stata definita dal fisico svedese Anders Celsius nel Settecento, che ha preso come punti di riferimento i passaggi di stato dell’acqua: al momento in cui l’acqua passa dallo stato solido (ghiaccio) a quello liquido viene attribuita la misura di 0°C; quando l’acqua bolle, passando dallo stato liquido a quello gassoso, viene attribuita la misura di 100°C.
Ai climatologi interessano in modo particolare le temperature massime e minime raggiunte nel corso di una giornata, che permettono di calcolare la temperatura media giornaliera: per stabilire questo dato occorre sommare la temperatura minima e quella massima registrate in una stessa giornata e dividerle per due. Per determinare invece la temperatura media nell’arco di un mese è necessario calcolare le temperature medie di ogni giornata, sommarle e dividerle per il numero di giorni del mese che stiamo considerando.

Leggi con attenzione e risolvi i seguenti tre problemi sul calcolo della temperatura media:
1. Calcola la temperatura media giornaliera di una giornata estiva, tenendo conto che la temperatura minima, misurata di notte, è di 8°C e la temperatura massima è di 32°C.
2. La temperatura minima in una giornata primaverile è di 2°C, mentre la temperatura massima è di 17°C; calcola la temperatura media di questa giornata.

3. In una giornata invernale molto rigida, la temperatura minima registrata è di -10°C, mentre la temperatura massima è di 8°C. Calcola la temperatura media giornaliera.
L’escursione termica è un dato molto importante per stabilire le caratteristiche climatiche di una regione, ed è la differenza tra la temperatura massima e minima, che può essere misurata nell’arco una giornata (si parla in questo caso di escursione termica giornaliera o diurna) oppure nell’arco di un anno (che viene definita escursione termica annua). Se, ad esempio, in una giornata estiva la temperatura minima registrata è di 5°C e la temperatura massima di 28°C, l’escursione termica diurna sarà di 23°C.

Calcola l’escursione termica per ciascuno dei tre seguenti casi descritti; per svolgere l’esercizio disegna sul quaderno un termometro per ciascun problema, in modo tale da fissare in modo chiaro la temperatura massima e minima sulla scala graduata:
1. Calcola l’escursione termica di una giornata estiva, tenendo conto che la temperatura minima, misurata di notte, è di 7°C e la temperatura massima è di 28°C.
2. La temperatura minima in una giornata primaverile è di 5°C, mentre la temperatura massima è di 20°C; calcola l’escursione termina giornaliera.

3. In una giornata invernale molto rigida, la temperatura minima registrata è di -5°C, mentre la temperatura massima è di 10°C. Calcola l’escursione termica.
4. Gli elementi del clima: l”umidità e le precipitazioni
L’umidità è l’elemento del clima che indica e misura la quantità di vapore acqueo presente nell’atmosfera. L’atmosfera, infatti, è una miscela di gas che contiene anche una parte di vapore acqueo, e cioè di acqua allo stato gassoso, che può essere presente in quantità e percentuali diverse: un’aria molto umida presenta un’altra percentuale di vapore acqueo, mentre un’aria secca ne contiene una percentuale più bassa. Lo strumento con cui si misura l’umidità si chiama igrometro.
L’umidità dell’aria ha come conseguenze due fenomeni del tempo meteorologico che possiamo osservare quasi quotidianamente: la formazione delle nuvole e le precipitazioni.
Le nuvole e le precipitazioni sono il risultato di un processo che avviene nell’atmosfera e che riguarda anche la temperatura; questo processo può essere distinto in quattro fasi: (1) quando il Sole riscalda l’atmosfera, l’aria tende ad aumentare di volume, a diventare più leggera e quindi a salire verso l’alto; (2) salendo verso l’alto, le masse d’aria si raffreddano; (3) a causa del raffreddamento dell’aria, il vapore acqueo in essa contenuto si condensa, trasformandosi in particelle liquide che formano le nuvole; (4) quando le particelle di vapore acqueo si raffreddano ulteriormente, si formano delle gocce sempre più pesanti che alla fine cadono verso il suolo, dando così origine alle precipitazioni.
5. Gli elementi del clima: la pressione atmosferica e il vento
Mentre è possibile percepire chiaramente la temperatura come una sensazione di caldo o freddo e, allo stesso modo, è possibile percepire l’umidità (vedendo le nuvole, passeggiando nella nebbia oppure bagnandosi con la pioggia), la pressione atmosferica è l’elemento del clima di cui è più difficile fare diretta esperienza con i nostri cinque sensi. Anche se infatti non ce ne accorgiamo, l’aria ha un suo peso: il peso dell’aria, che può essere più leggera in alcuni luoghi e più pesante in altri, si chiama pressione atmosferica, e può essere misurata con uno strumento chiamato barometro.
Nell’atmosfera che circonda la Terra, la pressione dell’aria non è omogenea: esistono delle zone di alta pressione (e cioè delle zone in cui l’aria pesa di più), e delle zone di bassa pressione, dove l’aria, al contrario, pesa di meno rispetto alle aree circostanti. Le cause che determinano la differenza di pressione dell’aria tra due regioni sono la temperatura e l’altitudine. Per quanto riguarda (1) la temperatura, quando l’aria è più calda tende a dilatarsi e ad aumentare di volume, e quindi a diventare più leggera e a salire verso l’alto: quando accade ciò, ci troviamo in una zona di bassa pressione atmosferica; quando invece l’aria è fredda il suo volume diminuisce e quindi diventa più pesante: in questo caso, ci troviamo in una zona di alta pressione atmosferica, proprio perché l’aria è più densa e pesa di più. Per quanto riguarda (2) l’altitudine, col il suo crescere, la pressione atmosferica diminuisce, perché via via che si sale in altezza l’aria diventa meno densa e più rarefatta.
L’alternarsi di zone di alta e bassa pressione ha come conseguenza lo spostamento di masse d’aria dalle zone di alta pressione a zone di bassa pressione, e quindi dei venti. Per quanto riguarda il vento, è possibile misurare la sua velocità con uno strumento chiamato anemometro. Il vento si forma a causa della differenza di pressione atmosferica tra due masse d’aria vicine: nelle zone di bassa pressione, l’aria calda, più leggera, si sposta verso l’alto, lasciando libero uno spazio che viene occupato da masse d’aria più fredde, provenienti da zone di alta pressione: lo spostamento di questa massa d’aria è ciò che comunemente chiamiamo vento.

Questa immagine illustra il processo di formazione dei venti, causato dalla diversa temperatura dell’aria e dalla diversa pressione atmosferica. La direzione del vento è indicata dalla freccia viola, che va dall’area di alta pressione, dove l’aria è più fredda (indicata dalle frecce blu), a quella di bassa pressione, dove l’aria è più calda (indicata dalle frecce rosse).
Copia questo disegno sul tuo quaderno, traducendo i termini in inglese.

Coordinate geografiche

coordinate-geografiche

Negli ultimi anni di insegnamento ho incontrato qualche difficoltà quando ho dovuto affrontare assieme ai ragazzi di prima media il sistema di riferimento formato dal reticolato geografico e la conseguente individuazione dell’esatta posizione di un luogo attraverso l’utilizzo delle coordinate geografiche.
Ho quindi pensato di strutturare almeno un segmento dell’unità di geografia dedicata alle coordinate geografiche chiamando in causa anche l’educazione linguistica, ed in particolar modo la produzione del testo regolativo.
L’attività consiste nella proposta agli allievi di progettare un gioco didattico finalizzato al corretto utilizzo delle coordinate geografiche, attraverso una revisitazione della battaglia navale tradizionale: gli alunni devono quindi scrivere, attraverso un lavoro cooperativo a piccoli gruppi, le regole della nuova battaglia navale “mondiale”, sulla base di una cornice di regole-base fornite dall’insegnante, che riguardano sia lo svolgimento dell’attività progettuale sia le modalità di gioco, che ovviamente deve includere il corretto utilizzo delle coordinate geografiche. Rispetto al gioco tradizionale, i cambiamenti sono sostanzialmente due: il piano di gioco, da quadrato e formato da tante caselle, diventa il planisfero; anziché utilizzare numeri e lettere per colpire e affondare una nave, si dovranno utilizzare correttamente le coordinate geografiche, indicando in modo esatto latitudine e longitudine della nave da colpire.
Come primo passo, ho realizzato con un editor di immagini un planisfero che rappresentasse in modo chiaro i continenti, gli oceani e il reticolato geografico, con l’indicazione dei gradi di latitudine e di longitudine. Ho quindi modificato un planisfero muto trovato in rete, ho aggiunto alcuni meridiani e alcuni paralleli e ho apposto le indicazioni dei gradi di latitudine e longitudine a lato della carta. Per fare questo lavoro, ho utilizzato una proiezione conforme di Mercatore, che offre la comodità di rendere ortogonale (e quindi più facilmente ritoccabile) l’intero reticolato geografico. È possibile scaricare il pdf del planisfero a questa pagina. Il risultato è, ovviamente, del tutto artigianale e migliorabile. Una soluzione diversa potrebbe essere l’adattamento del planisfero di Risiko, che trovate cliccando qui.
Il secondo passo è consistito nella stesura di una guida per gli allievi, in cui vengono date tutte le indicazioni utili per svolgere l’attività. Dato che si tratta di una unità di educazione linguistica sul testo regolativo e non soltanto sulle coordinate geografiche, le consegne dovranno essere chiare, in modo tale che ciascun gruppo le legga e le interpreti con il massimo di autonomia possibile. Un esempio-base della scheda predisposta per gli allievi è scaricabile qui; tuttavia è importante rivederla e ritoccarla sulla base del contesto della classe a cui viene proposto il lavoro.
Il terzo momento dell’attività consiste nella scelta di uno o due regolamenti da adottare e testare concretamente in un’attività di laboratorio oppure nel gioco domestico con le famiglie dei ragazzi. Potrebbe essere interessante chiedere a chi testa i regolamenti di indicare, in forma scritta, una serie di suggerimenti per altre modifiche, oppure i punti di forza e di debolezza del gioco. È possibile, a discrezione dell’insegnante, organizzare una votazione per scegliere il regolamento più divertente, che potrebbe diventare quello “ufficiale”.
Oltre all’Educazione Linguistica e alla Geografia, questo segmento di unità di apprendimento potrebbe essere esteso anche alla disciplina di Tecnologia o Arte e Immagine, per quanto concerne la progettazione e la realizzazione concreta del piano di gioco, oppure di Geometria. Anche in questi casi, il ricorso a testi regolativi adeguatamente predisposti potrebbe integrarsi con gli obiettivi generali dell’unità di apprendimento.

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