la transizione demografica
La transizione demografica costituisce uno dei grandi temi dello studio geografico a livello globale, tale da determinare processi sociali e geopolitici complessi.

Cercando in rete tra i materiali utili per affrontare questo tema che nei libri di Geografia in adozione viene spesso scorciato in modo frettoloso, mi sono imbattutto nell’interessante Population Pyramid che, rifacendosi a diverse fonti, visualizza i dati demografici di molti stati del mondo, anche organizzati per aree più ampie.
Dopo aver proposto la visione del film Il ragazzo che catturò il vento, ambientato in Malawi, ho integrato ad un testo sulla transizione demografica preparato appositamente le piramidi di età relative al Malawi e all’Italia, con attività di comprensione del testo, lettura del grafico e un compito autentico, che riporto in questa pagina. La scheda in PDF (due pagine di A4 stampabile fronte retro) è stata caricata tra i materiali di geografia.
Riporto qui il testo redatto appositamente per la scheda sulla transizione demografica.


La transizione demografica
Con il termine “transizione demografica” i geografi descrivono l’evoluzione da una situazione demografica caratteristica degli stati con condizioni socio-economiche di tipo pre-industriale (come ad esempio quelle di alcuni paesi in via di sviluppo o delle aree più povere del mondo) al regime demografico che contraddistingue le società post-industriali, in cui la rivoluzione tecnologica è già pienamente dispiegata, come l’Europa occidentale, gli Stati Uniti d’America e il Canada, il Giappone.
È possibile individuare tre fasi fondamentali della transizione demografica.
Il primo stadio, tipico delle società preindustriali e attualmente caratteristico di molti paesi in via di sviluppo, è contraddistinto da un’alta natalità (un elevato numero di nuovi nati rispetto alla popolazione totale) e, nel contempo, da un’elevata mortalità; questi stati hanno quindi, di conseguenza, un’aspettativa di vita media generalmente bassa. Si tratta quindi di una fase dell’evoluzione demografica di uno stato in cui, grazie alla compresenza di questi due fattori, il saldo della popolazione rimane sostanzialmente stabile: poiché i morti e i nato nello stesso anno solare non differiscono di molto nella consistenza, il numero degli abitanti nel corso di un anno solare rimane invariato, oppure in leggera crescita o diminuzione.
Il secondo stadio della transizione demografica comincia a delinearsi come conseguenza del progresso tecnologico e scientifico intrapreso in uno stato: grazie allo sviluppo dell’industria e dei servizi, migliorano le condizioni di vita della popolazione, l’alimentazione, l’accesso a servizi fondamentali come quello sanitario (che garantisce l’ospedalizzazione, la distribuzione di farmaci e la somministrazione di vaccini) e quello all’istruzione. In questa fase, a fronte di una natalità che continua ad essere elevata, la mortalità cala rapidamente nel corso degli anni, quindi il saldo demografico (la differenza tra nati e morti in un anno solare) è decisamente positivo: conseguentemente la popolazione tende ad aumentare con grande rapidità. La seconda fase della transizione demografica è stata attraversata dall’Europa tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento in seguito alla Seconda Rivoluzione Industriale, e si sta verificando negli ultimi anni anche in alcuni paesi in via di sviluppo. Poiché l’aumento demografico non viene completamente assorbito dai processi di urbanizzazione, una conseguenza naturale di questa fase è quella dell’emigrazione verso l’estero da parte della popolazione per ricercare migliori condizioni di vita.
All’aumentare del benessere delle famiglie, dei servizi e dell’istruzione, la natalità comincia gradualmente a calare: molte famiglie, non più legate all’agricoltura di sussistenza che ha bisogno di molta manodopera, mettono al mondo meno figli, a cui invece vogliono garantire un’istruzione e una formazione più durature nel tempo; per questo le giovani generazioni in età fertile, dedicandosi allo studio e all’inserimento nel mondo del lavoro per più tempo, decidono di avere figli in età sempre più avanzata: per questo si riduce il tasso di fertilità. In questo modo si entra nella terza fase della transizione demografica: come nella seconda fase, la mortalità continua ad essere bassa, ma cala drasticamente anche la natalità; questo stadio è quindi caratterizzato da bassa natalità e bassa mortalità. In molti casi, negli stati post-industriali in cui è da tempo prevalente la terziarizzazione dell’economia, l’indice di natalità è più basso di quello di mortalità, quindi alcuni paesi hanno un saldo demografico annuo negativo (e cioè un numero di morti più alto rispetto ai nuovi nati): in questi casi, per pareggiare il bilancio demografico, si favorisce l’immigrazione di forza lavoro giovane da altri paesi, che costituisce una risorsa indispensabile per le economie degli stati che invecchiano (per il mantenimento delle forme di welfare state garantite fino ad ora).

Comprensione del testo
1) A quale tipologia testuale appartiene il testo che hai appena letto? Motiva la tua risposta.
2) Quali sono le due variabili che, combinandosi tra loro in modo diverso, sono le cause che definiscono le tre fasi della transizione demografica? Come potrebbero essere efficacemente schematizzate?
3) In quale modo diverso i movimenti migratori si relazionano alla seconda e alla terza fase della transizione demografica?
4) Individua tutti i termini del lessico specifico della demografia e definiscili utilizzando il testo.
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