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La scuola nel ventennio fascista: testo unico di terza elementare

testo unico di terza elementare
Testo unico di lettura della classe terza elementare.

Valutazione formativa a distanza: la Rivoluzione Francese

valutazione formativa a distanza

Per ovvi motivi di tempo non ho potuto scrivere nell’ultimo mese una sola riga in questo blog. Lo faccio ora dopo aver proposto, nel corso di questa fase di istruzione a distanza, un’introduzione e un’analisi dei fatti e dei concetti fondamentali relativi alla Rivoluzione Francese.
In ottica di una possibile valutazione formativa a distanza, ho proposto ai miei alunni un questionario somministrato tramite Google Moduli, in cui chiedevo di contestualizzare alcuni brevi brani scritti ad hoc: gli alunni quindi dovevano, ricorrendo anche a tutti i materiali a propria disposizione (manuale, strumenti di sintesi preparati dal docente, appunti presi nel corso delle videolezioni) scrivere un breve testo espositivo che illustrasse (1) chi ha scritto o pronunciato il messaggio, (2) in quale anno potrebbe essere stato pronunciato, (3) in che modo o con quale strumento è stato trasmesso il messaggio (ed es. tramite lettera, tramite un discorso pubblico in un bar, in una riunione di un’assemblea ecc.), (4) a quale fase della Rivoluzione Francese può essere riferito e sulla base di quali elementi, e infine (5) in quale sfondo di avvenimenti o trasformazione riguardanti la rivoluzione francese si riferisce.
I riscontri sono stati più che positivi. Allego, per chi volesse utilizzarli (ovviamente modificandoli oppure integrandoli) i testi che ho sottoposto all’attenzione dei ragazzi, ai quali ho richiesto in un’ora di lavoro di soffermarsi su almeno quattro di essi e analizzarli in modo approfondito.
Tramite Google Moduli, i singoli bravi sono stati proposti in ordine casuale: ovviamente, come strumento di facilitazione, è possibile inviarli in ordine cronologico.

Brano n. 1
“Cari colleghi, la situazione in cui si trova la nazione, la nostra amata Francia, è molto critica: la Convenzione Nazionale ci ha dato poteri straordinari per porre fine alle rivolte controrivoluzionarie scoppiate in Vandea e in altre zone di campagna. Abbiamo necessità di un intervento deciso per processare tutti coloro che vogliono opporsi alla Rivoluzione.”

Brano n. 2
“Sua Maestà Luigi XVII, le scrivo per informarla del grave stato in cui versano le finanze dello stato: a causa del sostegno alla guerra per l’indipendenza delle Americhe e dei cattivi raccolti, la Francia è ora in deficit. Abbiamo necessità di raccogliere più entrate attraverso le tasse, ma potremo farlo soltanto se il Primo e il Secondo stato rinunceranno ai loro privilegi. Lascio a Sua Maestà la decisione su come intervenire su questa importante questione.”

Brano n. 3
“Sua Maestà Luigi XVI, comprendiamo perfettamente il motivo per cui ha deciso, dopo molti anni, di convocare qui i rappresentanti del popolo francese. Comprendiamo anche tutti che la Francia si trova in una grave difficoltà. Tuttavia, non possiamo accettare che vengano imposte tasse sulle nostre proprietà e sui nostri patrimoni, che le nostre famiglie possiedono da così tanto tempo. Noi abbiamo sempre servito la Francia e la monarchia, sia in battaglia sia a Versailles, e quindi non dobbiamo pagare le tasse. Proponiamo quindi che tutto rimanga così com’è, e che sia il Terzo Stato a farsi carico del deficit della Francia.”

Brano n. 4
“Cittadini francesi, concittadini parigini! L’ora dell’ingiustizia e della fame è finita! Andiamo a prenderci le armi per combattere la nostra rivoluzione: grazie ad esse conquisteremo la nostra libertà contro l’assolutismo del re e contro i privilegi dei nobili e del clero!”

Brano n. 5
“Io sottoscritto Michel De […] lamento il fatto di dover pagare un pedaggio per attraversare il ponte sul fiume […], nelle proprietà del vescovo di […], e chiedo di non pagare più la decima sul raccolto di grano dei miei terreni, che negli ultimi anni è stato molto scarso”.

Brano n. 6
“Egregi rappresentanti di questa assemblea, sono passati due anni da quando, abbandonando gli Stati Generali, abbiamo deciso di dare una Costituzione alla Francia: abbiamo solennemente giurato alla Pallacorda che non ci saremmo fermati fino a quando non avressimo dato un nuovo ordine, più giusto e più equo, al nostro Stato. Ebbene, cari colleghi, questo momento è finalmente arrivato: possiamo ora votare e approvare la nascita anche in Francia, come in Inghilterra, di una monarchia costituzionale, e possiamo finalmente dire che sul territorio francese ogni uomo ha la libertà di pensiero, parola e stampa. Dopo questo voto questa assemblea sarà sciolta perché avrà esaurito il suo compito, e il popolo francese ne eleggerà una nuova”.

Brano n. 7
“Caro e stimato collega della Convenzione Nazionale, ti scrivo alla luce dei recenti fatti che riguardano le nostre vittorie contro le monarchie europee e la repressione della controrivoluzione in Vandea. Penso che l’emergenza, sia interna che esterna, sia ormai finita, e che la rivoluzione sia salva. Ora non possiamo più tollerare il regime di terrore instaurato da Robespierre, né sono più necessarie le azioni del tribunale speciali e le esecuzioni in massa: è quindi giunto il tempo di ritornare all’ordine e alla normalità.”

valutazione formativa a distanza
valutazione formativa a distanza
valutazione formativa a distanza

Testo unico di quinta elementare: “L’Impero d’Italia”

testo unico di quinta elementare l'impero d'Italia
Questo libro, intitolato L’impero d’Italia, veniva utilizzato dagli allievi di quinta elementare negli anni successivi alla Guerra di Etiopia.

Tina Anselmi

tina anselmi

Tina Anselmi è una personalità importante nella storia dell’Italia della seconda metà del Novecento: attiva nella Resistenza come staffetta partigiana, insegnante, esponente politico di primo piano della Democrazia Cristiana, sindacalista, è stata la prima donna ministro della Repubblica Italiana. Attraverso l’analisi di una puntata della trasmissione “Il tempo e la storia” dedicata” dedicata a Tina Anselmi, prosegue quindi l’approfondimento storiografico proposto da Artigianato Didattico relativo alla storia della donna nel Novecento iniziato con Donne e Resistenza e che proseguirà attraverso ulteriori approfondimenti.
La puntata di “Il tempo e la storia” è visualizzabile in streaming cliccando su questo link; la scheda di analisi del documento audivosivo è scaricabile a questo link. In Area Riservata sarà caricata la scheda di analisi con l’indicazione sintetica di alcune risposte ai quesiti posti.

Donne e Resistenza

donne e resistenza

Donne e Resistenza, un binomio rimosso fin dai festeggiamenti per la Liberazione del 25 aprile del 1945, quando i principali partiti politici protagonisti della lotta al nazifascismo sconsigliarono alle donne di sfilare in armi accanto agli uomini.
All’interno di percorsi tematici riguardanti la storia della donna nel corso del Novecento, quella della Resistenza, assieme alla lunga strada verso il suffragio universale, la Prima Guerra Mondiale e la rivoluzione sessuale, costituisce una tappa pressoché obbligata: tra l’8 settembre del 1943 e il 25 aprile del 1945 molte donne italiane non soltanto pagarono con la vita la propria adesione alla lotta di liberazione, ma si resero protagoniste di una sorta di maternage di massa non privo di presupposti politici.
Una puntata della trasmissione RAI Il tempo e la storia, che abbiamo già utilizzato per un approfondimento sulla Conferenza di Parigi, è dedicata proprio al ruolo delle donne nella Resistenza, e mette a fuoco in modo efficace alcuni snodi importanti della partecipazione femminile alla nascita dell’Italia repubblicana. Per accedere alla visione della puntata in streaming è sufficiente cliccare qui: Puntata di “Il tempo e la storia”.
La scheda di analisi del documento audivosivo è tra i documenti archiviati nel repository materiali di storia alla sezione “Cinema e Storia”. In archivio è stata caricata anche una scheda con l’indicazione sintetica delle risposte.

Biografia di Marie Curie: la signora dell’atomo

biografia di marie curie

Ringrazio immensamente la collega Gabriella Anello per la condivisione di questa bellissima biografia di Marie Curie, pensata e scritta in prima persona. Anche chi non ha la fortuna di poter ascoltare questo testo nella lettura ad alta voce della sua autrice, può comunque leggerlo per immergersi nell’intensa e appassionante biografia di Marie Curie, e magari per intraprendere altri approfondimenti. Buona lettura!


Mi presento! Mi chiamo Marie Sklodowski e sono nata il 7 novembre 1867 a Varsavia in Polonia. Mia madre era la direttrice di una delle migliori scuole femminili della città. Mio padre, invece, faceva il professore. Insegnare era la sua vita, e parlava di scienza in continuazione come un’enciclopedia, ma più simpatico.
Zosia, Jozef, Bronia e Helena sono i miei fratelli.
Mi piaceva andare a scuola! Ho frequentato il ginnasio per le ragazze, mi sono impegnata tantissimo per 5 anni, e quando mi sono diplomata ero la prima della classe. Purtroppo per me e per le mie sorelle erano finiti gli studi. Infatti dopo il ginnasio ci si poteva iscrivere all’Università ma era riservata ai maschi e le donne non venivano ammesse. C’era solo una possibilità: andare a studiare all’estero, in un Paese dove anche le donne potevano frequentare l’università. Ma ci volevano molti soldi … e la mia famiglia non era abbastanza ricca. Andare all’università era un sogno che forse non avrei mai potuto realizzare.
Una sera, io, mio padre e Bronia ci ritrovammo attorno a un tavolo.
– Allora, figlie mie, – disse papà- avete deciso cosa fare del vostro futuro?
– Io vorrei andare a studiare all’estero – disse Bronia
– Anche io!
– Mi piacerebbe accontentarvi, ma i miei risparmi non sono sufficienti per mandarvi all’estero.
Ma perché in Polonia le donne non potevano andare all’università? Non era giusto!
Finché mi venne un’idea.
Così dissi a Bronia: – Ho un’idea che ti permetterà di studiare all’estero. E se funziona, potrò studiare all’estero anch’io.
– E come vorresti fare?
– Ti pagherò gli studi, lavorerò notte e giorno, mi proporrò come governante. E quando ti sarai laureata, troverai un buon lavoro così potrai pagare gli studi a me.
Mia sorella accettò!
Fu così che Bronia partì per la Francia e io, che allora avevo 18 anni, partii invece per un villaggio in campagna: avevo trovato lavoro come governante presso una famiglia del posto.
Il lavoro era molto pesante, ma non mi importava, pensavo solo a quando me ne sarei andata alla Sorbona, l’Università di Parigi.
Dopo alcuni anni arrivò una lettera di mia sorella Bronia che mi comunicava che era arrivato finalmente il momento che anche io potevo andare a Parigi!
Fu così che, a 23 anni, mi ritrovai su un treno per Parigi. Dopo un viaggio durato molti giorni, giunsi a destinazione! Finalmente! Per la prima volta nella mia vita mi sentivo padrona del mio destino: ero in grado di fare qualunque cosa, ero abbastanza forte da superare ogni ostacolo!
Quando mi iscrissi all’Università, su 9000 studenti c’erano solo 200 ragazze. E quando mi laureai in scienze, nel 1893, insieme a me c’era solo un’altra studentessa. Dopo la laurea, restai a Parigi e mi laureai anche in matematica. A questo punto che fare? La cosa più logica era tornare in Polonia, trovare un lavoro da professoressa. Se non che, proprio in quel periodo, incontrai un uomo diverso da tutti gli altri.
Si chiamava Pierre Curie.
Pierre era uno scienziato molto in gamba, addirittura geniale, anche se – qualcuno diceva – fosse un tipo un po’ strano. Un solitario. Insegnava scienze in una scuola che aveva un laboratorio molto grande… magari ogni tanto me lo avrebbe lasciato usare per continuare le mie ricerche. Così decisi di andare a cena con il mio professore, sua moglie e questo Pierre Curie.
Quella sera, a tavola, ci sedemmo vicini e parlammo ininterrottamente. Ci incontrammo anche nei giorni e nei mesi successivi finché dopo le vacanze estive … – Ti andrebbe di diventare mia moglie?
Non fu necessario rispondere. Ci sposammo con una cerimonia semplice. Andammo in viaggio di nozze in bicicletta, una delle tante passioni che avevamo in comune.
Se Pierre fosse stato un uomo come gli altri del suo tempo, subito dopo il matrimonio mi avrebbe obbligata a rinunciare alla scienza, a chiudermi in casa e a pensare solo alla nostra nuova famiglia.
Ma Pierre non era un uomo come gli altri: io e lui eravamo colleghi. Una squadra. Lavoravamo insieme, dividevamo equamente il suo laboratorio, ci scambiavamo idee e consigli su tutto.
Iniziai la mia ricerca su alcuni raggi molto particolari, che erano stati scoperti proprio in quegli anni… i misteriosi raggi X!
Capitò questo: un giorno, uno scienziato tedesco scoprì un sistema per creare dei raggi completamente invisibili e “spararli” contro un bersaglio. Lo scienziato si accorse che questi raggi X riuscivano a passare attraverso gli oggetti, ed erano capaci di impressionare una lastra fotografica (cioè, lasciavano il segno su una foto). Lo scienziato sperimentò i raggi X sulla mano della moglie, e riuscì così a fotografare le ossa! Aveva fatto la prima radiografia.
La scoperta dei raggi X scatenò la curiosità di molti studiosi. Di che cosa erano fatti questi raggi? Qual era il loro segreto?
Mentre tutti si scervellavano su questo problema, un altro scienziato, di nome Becquerel, stava facendo ricerche in un campo completamente diverso. Becquerel aveva scoperto che alcune sostanze brillano nel buio. Sono, cioè, fosforescenti. Da dove prendevano la loro energia luminosa? Forse dal Sole?
Per verificare se l’ipotesi era giusta, Becquerel inventò un semplice esperimento: decise di mettere sulla finestra una lastra fotografica e un pezzetto di uranio, per osservare cosa sarebbe successo.
Se non che, era una stagione nuvolosa e per giorni non ci fu neanche un raggio di sole. Così l’uranio e la lastra restarono chiusi in fondo a un armadio finché Becquerel, sfiduciato, decise di lasciar perdere tutto. Esperimento sospeso! Lo scienziato allora sviluppò la lastra… e vide che sulla foto c’era un’impronta! L’uranio aveva emesso raggi luminosi anche senza bisogno del Sole?!? Becquerel capì che l’uranio doveva essere un materiale molto speciale, che in qualche modo liberava energia sotto forma di raggi, simili ai raggi X.
Senza saperlo, iI bravo scienziato aveva appena scoperto la radioattività. Solo che nessuno le aveva ancora dato questo nome.
Non appena lessi le ricerche di Becquerel, cominciai subito a studiare l’uranio. Per prima cosa Pierre ed io decidemmo di misurare quanta energia emetteva l’uranio. Purtroppo era una sostanza molto difficile da trovare nella sua forma pura, però riuscimmo a ottenere un po’ di pechblenda, che è uno speciale minerale tutto nero. E che contiene uranio e altre sostanze senza valore.
Poco a poco, a furia di fare esperimenti, io e Pierre ci accorgemmo di una cosa sorprendente: l’energia della pechblenda era più di quella che poteva produrre l’uranio da solo.
Ciò significa una sola cosa: nel nostro strano minerale, oltre all’uranio, doveva esserci anche un’altra sostanza radioattiva. Una sostanza ancora sconosciuta.
Io e Pierre prendemmo i sassi di pechblenda, li macinammo e li spruzzammo di sostanze chimiche. Eravamo come ricercatori d’oro sulle tracce di un favoloso tesoro. E, finalmente, cominciarono ad arrivare i risultati che erano così fantastici che non potevamo crederci: la pechblenda nascondeva non uno, ma addirittura due elementi misteriosi. Il primo lo chiamammo “polonio” in omaggio alla mia patria e, il secondo, “radio”
Grazie a questa scoperta Pierre ed io diventammo famosi e considerati tra i massimi esperti mondiali di radioattività. A sorpresa ricevemmo una lettera dalla Svezia che ci annunciava che Becquerel, Pierre ed io avevamo vinto il famoso, prestigioso, premio Nobel!
Nel frattempo, la nostra famiglia si stava allargando. Nel 1897 avevamo avuto una splendida bambina, Irene e l’anno dopo aver vinto il premio Nobel arrivò anche Eve.

Sarebbe stato tutto perfetto … se non fosse stato per Pierre. Infatti cominciavo a essere molto, molto, preoccupata per lui. Mio marito era malato. Le sue mani erano così fragili che aveva problemi a vestirsi da solo. E, sempre più spesso, si lamentava per i dolori alle ossa, alle gambe e alla schiena, che gli impedivano di lavorare. Cosa gli stava succedendo? La stessa cosa che accadeva a me. Purtroppo le radiazioni della pechblenda erano molto pericolose, ma noi non lo sapevamo e maneggiavamo il materiale senza precauzioni.
Come ogni giorno, Pierre andò a piedi all’Università dove insegnava. Non sapevo che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei visto. Pioveva, e per le strade c’era un gran traffico di carri, carrozze e tram. Pierre attraversò la strada e proprio in quel momento un carro sbucò all’improvviso e lo investì in pieno.
Per lui non ci fu niente da fare.
Dopo la sua morte, mi concentrai solo sulle mie figlie, che avevano bisogno di me, e cominciai a passare ogni momento libero in laboratorio. Quello era il posto speciale mio e di Pierre, e solo lì mi sembrava di averlo ancora vicino.
Scrissi un trattato sulla radioattività. Era il libro più completo e autorevole mai scritto sull’argomento, e l’aveva scritto una donna. Devo dire che non mancarono le critiche… ma quando un gruppo di esperti di livello mondiale decise di stabilire uno standard per la misurazione del radio, propose il mio nome per occuparsene. La creazione di uno standard è una faccenda un po’ tecnica da spiegare, ma era molto importante, e riconosceva il grande lavoro che avevo portato a termine. Accettai la nuova sfida e mi ci dedicai con tutte le mie forze. Fu così che, nel 1911, l’Accademia di Svezia mi assegnò un altro premio Nobel.
Io, una donna, avevo vinto due Nobel. Anzi, no: io, una persona, avevo vinto ben due Nobel. Prima di allora, non c’era mai riuscito nessuno.
Scoppiò la guerra e fu chiaro da subito che una guerra così non si era mai combattuta. Impiegai i guadagni del mio secondo Premio per aiutare la Francia, e cercai di usare la mia conoscenza scientifica per alleviare le sofferenze dei feriti. Capii che la radioattività e le radiografie potevano essere molto utili per curare i soldati al fronte, così inventai degli impianti portatili e li caricai su delle speciali ambulanze. Imparai a guidare io stessa, per portarli fino al fronte! In questa pericolosa avventura mi aiutò mia figlia Irene, ormai diciottenne che aveva già deciso di seguire le orme mie e di Pierre.
Dopo la fine della guerra, Irene ed io tornammo alla nostra vita e lei prese il posto di Pierre, accanto a me, nel nostro laboratorio.
Decisi di sfruttare la mia fama per ottenere finanziamenti e costruire un Istituto del Radio, interamente dedicato alle ricerche sulla radioattività. Nel 1922 assunsi nell’Istituto Irene che cominciò a effettuare le sue prime ricerche scientifiche ed è proprio in Istituto che conobbe Frédéric Joliot, un brillante professore.
La mia storia con Pierre era destinata a ripetersi: Frédéric e Irene si innamorarono e il 9 ottobre 1926 si sposarono. Gli sposi decisero di continuare gli studi iniziati da me e Pierre e le loro scoperte li portò ad un altro tipo di radioattività: la radioattività artificiale. Per questa importante scoperta mia figlia e mio genero vinsero il Premio Nobel nel 1935. Ma io non fui presente, perché il 4 luglio del 1934 a causa di una malattia provocata dalle radiazioni raggiunsi il mio adorato marito, Pierre!

Lettura per l’articolo Biografia di Marie Curie:
Marco Ciardi, Marie Curie, la signora dei mondi invisibili, Hoepli 2017.
Simona Cerrato, Radioattività in famiglia, Editoriale Scienza 2003.
Davide Morosinotto, Marie Curie, la signora dell’atomo, Edizioni El 2008.

biografia di marie curie
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Storia di Roma dalle origini all’Impero

storia di roma dalle origini all'impero
Il testo che leggerai, suddiviso in sei paragrafi, riguarda la storia di Roma dalle origini all’impero. Leggilo con attenzione e svolgi le attività proposte per ciascun paragrafo, che ti chiederanno di rielaborare quanto appreso finora.
1. Le origini di Roma
Le origini di Roma risalgono all’VIII e al VII secolo a.C., quando il popolo dei Latini (questo il nome degli antichi romani) viveva in piccoli villaggi sulle sponde del fiume Tevere, nel Lazio. I Latini si dedicavano prevalentemente alla pastorizia, all’allevamento e alla raccolta di legname. Nel corso del tempo, questi villaggi si unirono, sino a formare un unico centro attorno al Tevere, attraverso il quale passavano i commerci: Roma, quindi, non fu fondata da una sola persona, ma nacque dall’unione di più villaggi preesistenti, grazie ad un processo di formazione lento e graduale che durò diversi decenni.
Rileggendo il testo, svolgi le attività proposte e rispondi alle domande che ti aiuteranno ad individuare le informazioni più importanti di questo paragrafo:
1. Costruisci una linea del tempo che va dal I secolo a.C. al X secolo a.C. e colora in rosso i due secoli di cui si parla in questo paragrafo.
2. Quali erano le tre attività economiche a cui si dedicavano i Latini?
3. La nascita di Roma può essere considerata un fatto oppure un fenomeno storico? Per quale motivo? Riporta la frase del testo che spiega la tua risposta.
2. L’età della monarchia
Anche se le notizie che possediamo sui primi tempi della storia di Roma sono incerte, possiamo individuare una prima fase della sua storia che va dal 700 a.C. al 500 a.C. In questo periodo, Roma era una monarchia (termine che significa “governo del re”): la città era quindi governata da un re che aveva il potere di amministrare la giustizia, guidare l’esercito in guerra e celebrare le più importanti funzioni religiose. Accanto al sovrano esisteva il Senato, un’assemblea formata dagli anziani capi delle più importanti famiglie di Roma, che aveva il compito di collaborare con il re all’amministrazione della città.
In questa prima fase della sua storia, i Latini non erano l’unico popolo presente nella penisola italiana: in Italia erano infatti stanziate popolazioni provenienti da altre aree geografiche (come i Greci in Calabria e Sicilia, i Fenici in Sardegna), popolazioni di origine ancora non completamente conosciute (come gli Etruschi che abitavano l’attuale Toscana) e vari popoli italici (e cioè originari dell’Italia).
Questa cartina rappresenta l’Italia nel V sec. a.C.; in giallo è evidenziato il territorio occupato dai latini:

In questa fase, Roma subì l’influenza di una delle più evolute civiltà presenti nella penisola, quella etrusca: gli Etruschi infatti sceglievano i re che dovevano governare Roma e trasmisero ai Romani molte delle loro usanze e dei loro costumi, come il culto dei defunti.
Dal punto di vista sociale, a Roma si formarono e consolidarono due classi sociali: i patrizi, ricchi proprietari terrieri che potevano fare parte del Senato, e i plebei (dal latino “plebs” che significa “popolo”), più numerosi e più poveri, che non potevano prendere delle decisioni sulla vita politica della città.
Rileggendo il testo, rispondi alle seguenti domande che ti aiuteranno ad individuare le informazioni più importanti di questo paragrafo:
1. Che cosa significa il termine “monarchia”?
2. Quali erano i poteri del re nell’antica Roma?
3. Che cos’era il Senato? Da chi era composto e che funzione aveva?
4. Qual è un sinonimo del nome “sovrano”?
5. In base a quale criterio possiamo distinguere tre gruppi di popoli stanziati nella penisola italiana?
6. In quali due modi la civiltà etrusca influenzò profondamente quella romana?
7. Quali erano le due classi sociali che componevano la società dell’antica Roma?
3. L’età della Repubblica
La seconda fase della storia di Roma va dal 500 a.C. al 250 a.C., quando la città, attraverso guerre con le altri popolazioni italiche e in particolare con gli Etruschi, estese il proprio dominio prima sul Lazio, e poi su altre zone d’Italia.
In questa fase ci furono però anche dei cambiamenti dal punto di vista politico e dell’organizzazione dello stato: innanzitutto, dopo la cacciata dell’ultimo re etrusco (avvenuta, secondo la tradizione, nel 509 a.C.), Roma diventò una repubblica: la città quindi non era più governata da un re, come era accaduto con la monarchia, ma soltanto dal Senato, formato dai rappresentanti delle famiglie patrizie più importanti della città, e dai cittadini di Roma; i poteri che prima appartenevano al re furono affidati a due consoli, che rimanevano in carica per un anno e potevano proporre le leggi e comandavano l’esercito in guerra.
Rileggendo il testo, rispondi alle seguenti domande che ti aiuteranno ad individuare le informazioni più importanti di questo paragrafo:
1. In che modo Roma riuscì ad espandersi all’interno della penisola italiana?
2. Quale importante cambiamento politico si verificò attorno al 500 a.C.?
3. Chi governò la città da questo momento in poi?
4. Chi erano i consoli e che poteri detenevano?

4. L’espansione romana nel Mediterraneo
Tra il 250 a.C. e il 150 a.C., dopo aver conquistato gran parte dell’Italia, Roma progettò di espandersi anche sul mare. Per questo motivo si scontrò con Cartagine, la maggiore città di origine fenicia che sorgeva sulla costa africana, nell’attuale Tunisia, che attorno al 260 a.C. era al massimo del suo splendore: Cartagine, infatti, controllava ampi territori in Africa, Sicilia, Sardegna, e, grazie alla sua formidabile flotta, commerciava in tutto il Mediterraneo pietre preziose, avorio, oro, argento, legname.
Nel 241 a.C. la flotta romana sconfisse quella cartaginese ponendo così fine alla Prima Guerra Punica (l’aggettivo “punico” è un sinonimo di “cartaginese”): grazie a questa vittoria, Roma conquistò la Sicilia, la Sardegna e la Corsica. Nel 201 a.C. si concluse anche la Seconda Guerra Punica, in cui prevalsero ancora una volta Romani, che conquistarono la Spagna e l’Africa Mediterranea; nel 146 a.C., infine, Cartagine fu completamente rasa al suolo.
Svolgi l’attività proposta su questo paragrafo:
1. Costruisci una linea del tempo che va dal III secolo a.C. al I secolo a.C. e indica tutti i fatti storici trattati in questo paragrafo.
5. La crisi delle istituzioni repubblicane
Grazie alle guerre vinte contro Cartagine, Roma era diventata la potenza egemone nel Mediterraneo: dal Lazio aveva conquistato l’Italia, e dall’Italia, sconfiggendo Cartagine, aveva occupato molti territori bagnati dal Mar Mediterraneo in Africa, Francia, Spagna. A questo punto si aprì una nuova fase della storia di Roma, che va dal 150 a.C. al 31 a.C.: la caratteristica principale di questa fase è la crisi politica e sociale che colpisce la città, causata proprio dalla rapida espansione in tutto il bacino del Mediterraneo.
La conseguenza di questa fase di crisi fu il passaggio dalla Repubblica ad una nuova forma di governo, nella quale il potere è accentrato nelle mani di una sola persona: il console Giulio Cesare, il quale approfittò del successo militare contro i Galli, popolazione che viveva nell’attuale Francia, per accentrare il potere nelle sue mani e governare la città di Roma opponendosi ai patrizi che volevano mantenere i propri privilegi. Dopo di lui, allo stesso modo agì anche il suo successore Ottaviano, che nel 31 a.C. sconfisse i suoi rivali e assunse tutti i poteri su di sé.
La fase della repubblica si chiuse, e si aprì l’ultima fase della storia di Roma, quella dell’Impero: Ottaviano, successivamente nominato “Augusto”, divenne così il primo imperatore romano.
Svolgi l’attività proposta su questo paragrafo:
1. Qual è stata la causa che ha provocato una crisi sociale e politica a Roma nel II secolo a.C.?
2. Quale fu la conseguenza sul piano politico di questa crisi?
3. In quale anno e in corrispondenza di quale fatto storico Roma diventa di fatto un Impero?
6. L’età imperiale e le sue caratteristiche
La fase imperiale durò dal 31 a.C. sino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente del 476 d.C. In questa fase lo Stato venne governato da una sola persona, che era contemporaneamente capo politico, militare e religioso: l’imperatore di Roma, quindi, da Ottaviano in poi, fu un uomo dotato di un potere assoluto, senza controllo o limitazioni, il cui ruolo è sostenuto dall’esercito.
I primi due secoli dopo la nascita di Cristo costituirono l’apogeo (e cioè il periodo di massimo splendore) dell’Impero Romano.
Questa cartina rappresenta l’estensione dell’Impero Romano alla morte dell’imperatore Traiano, avvenuta nel 117 d.C.:

In questi primi due secoli di grande splendore si verificò l’importantissimo fenomeno della “romanizzazione” di tutte le aree dell’Impero: Roma infatti non si limitò a sfruttare le ricchezze dei territori conquistati, ma diffuse ovunque la sua civiltà, la sua lingua, la sua cultura. Ciò avvenne grazie a molteplici fattori: innanzitutto (1) il latino divenne la lingua ufficiale di tutto l’Impero, contribuendo in modo decisivo alla sua unità politica e favorendo la circolazione di idee e di scambi culturali; dal punto di vista economico, (2) in tutto l’Impero Romano circolava una sola moneta: ciò favorì gli scambi commerciali anche tra terre lontanissime; il Mar Mediterraneo divenne il centro economico dell’Impero, essendo interamente controllato, su entrambe le sponde (africana ed europea), da Roma; dal punto di vista delle vie di comunicazione, (3) fu realizzato un avanzatissimo ed efficientissimo sistema di strade lastricate in pietra, che collegavano le regioni più distanti dell’impero; (4) furono costruite opere pubbliche di grande importanza, come gli acquedotti, che alimentavano le città e irrigavano le campagne; in tutto l’Impero (5) furono fondate città secondo il tipico modello romano, con una pianta a scacchiera disposta attorno a due assi principali, il cardo e il decumano, e la presenza di luoghi pubblici come il foro, il teatro, le terme, l’anfiteatro e il tempio.
Svolgi le attività proposte sul tuo quaderno:
1. Che caratteristiche ha il potere dell’Imperatore a partire da Ottaviano Augusto?
2. Trascrivi e memorizza la definizione del concetto di “romanizzazione”;
3. Trascrivi e memorizza le cinque caratteristiche fondamentali della “romanizzazione”.
Attività conclusive
1. Costruisci una linea del tempo che includa le tre fasi della storia di Roma.
2. Inserisci sulla linea del tempo i fatti fondamentali della storia di Roma.
3. Trascrivi sulla tua rubrica di termini storici (cartacea oppure online) la definizione di tutte i termini specifici in grassetto nel testo.
4. Prova a rispondere oralmente alle domande di ciascun paragrafo utilizzando il lessico specifico.

L’Italia postunitaria

I problemi dell’Italia postunitaria costituiscono un tema importante e dibattuto per la nostra storia, che lasciano spesso delle tracce in alcune dinamiche che caratterizzano l’attuale scenario politico ed economico nazionale.
Nella programmazione di Storia di terza media non rinuncio mai a trattare l’Italia postunitaria, anche se in modo sintetico: dopo aver concluso l’unità didattica sulla Seconda Rivoluzione Industriale e l’Età dell’Imperialismo, dedico solitamente un paio d’ore di lezione su Destra Storica, Sinistra Storica ed Età giolittiana, proponendo come criterio per affrontare questa congiuntura i problemi dell’Italia postunitaria e il modo in cui sono stati affrontati tra il 1861 al 1914.
Come probabilmente è accaduto nel caso della scheda realizzata sul Risorgimento, anche in questo caso qualche lettore ben documentato rileverà la semplificazione forse eccessiva di alcuni snodi storiografici, soprattutto in relazione ad una questione meridionale che ha assistito, all’altezza di questa congiuntura storica, ad una sostanziale ed ulteriore divaricazione economica tra Sud e Nord del paese. Nel ricostruire il quadro di sintesi su questo fenomeno, mi sono – come spesso accade – al manuale di storia in adozione, che costituisce un punto di ritorno per me imprescindibile, perché permette di chiarire e consolidare le questioni affrontate in classe. Nel caso di imprecisioni o lacune, chiedo di segnalarmi alcune indicazioni bibliografiche di approfondimento, possibilmente agili.

A completamento delle due prime lezioni sui problemi dell’Italia postunitaria, solitamente propongo un’attività di esposizione orale e di ascolto che gli allievi svolgono a coppie: l’obiettivo di questo lavoro è di consolidare competenze di esposizione orale e di ascolto su un argomento complesso ma già affrontato in modo sintetico sotto la guida dell’insegnante.
L’attività si svolge nel seguente modo: a ciascun membro della coppia viene data una scheda (che allego alla fine di questa presentazione) contenente le consegne del lavoro e una lista di 4 domande su Destra e Sinistra Storica. Per ciascuna domanda vengono elencati, in estrema sintesi, i concetti fondamentali che una risposta corretta deve contenere.
Dopo che i due allievi hanno letto con attenzione le consegne, la coppia sceglie chi tra i due deve porre le domande all’altro (solitamente la coppia sceglie come relatore l’allievo maggiormente competente): chi ascolta deve crocettare i concetti correttamente individuati da chi espone.
Quando quest’ultimo ha concluso, le parti si invertono: il secondo allievo, che solitamente ha più difficoltà nell’esposizione orale, avvalendosi di quanto appena ascoltato, andrà ad esporre l’argomento, mentre l’altro svolgerà la stessa operazione di ascolto attivo.
A conclusione dell’attività, i due allievi, congiuntamente, conteranno le risposte corrette sul totale ed elaboreranno per ciascun allievo un giudizio sintetico complessivo e condiviso che terrà conto della completezza dei contenuti e della qualità dell’esposizione orale. Si possono eventualmente indicare i criteri con cui valutare quest’ultimo punto, come ad esempio la fluidità, il lessico, l’uso di spiegazioni.

Su questa traccia, possono essere introdotte molte varianti, tra le quali una sperimentata in classe: ciascuna coppia ha evidenziato con una penna colorata o un evidenziatore i contenuti omessi oppure esposti in modo lacunoso; di essi si potrà tener conto in un’ulteriore esposizione, per valutare i miglioramenti rispetto al questa prima attività.
Nel corso dell’esposizione, inoltre, alcuni alunni hanno preso l’iniziativa di introdurre delle varianti alle consegne della scheda, come ad esempio quella di leggere, prima di ascoltare, tutte i concetti legati a ciascuna domanda, in modo da poterle successivamente individuare con maggiore facilità.

Come sempre, sperimentate pure e fatemi sapere!

Scheda didattica sull’Italia postunitaria: cliccare qui

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Imperialismo tra storia e scrittura

L’imperialismo è uno dei concetti storico-geografici centrali nel programma di terza media. Per quanto riguarda l’inquadramento nella programmazione di Storia, l’imperialismo viene letto in stretta correlazione alla Seconda Rivoluzione Industriale e alla nascita della società di massa (come sempre, un utile strumento di approfondimento e sintesi è rappresentato dall’Enciclopedia Treccani online, per la quale si veda questo link).
Nel corso scolastico di quest’anno ho scelto di proporre a due classi terze un’attività che coinvolge sia la conoscenza dei fenomeni storici appena citati sia la produzione scritta: ho infatti invitato gli allievi ad immaginare di vivere in uno stato industriale di fine Ottocento e di impersonare diversi personaggi storici che si scambiano una serie di lettere che idealmente vanno a comporre un romanzo epistolare, grazie al quale emergono le linee fondamentali della politica e dell’economia dell’imperialismo.
Questa attività è stata svolta dopo aver affrontato in modo analitico la Seconda Rivoluzione Industriale, le sue conseguenze sul piano sociale e urbanistico, le sue conseguenze sul pensiero politico dell’Ottocento, e, infine, l’età dell’imperialismo. Eventualmente, è possibile integrare a questo nucleo concettuale già estremamente complesso e frastagliato anche le vicende relative agli Stati Uniti nella seconda metà dell’Ottocento.
Nella scheda di lavoro da fornire agli allievi sono contenute, oltre che le istruzioni per svolgere il lavoro, anche una serie di suggerimenti sul contenuto della corrispondenza che si inviano i diversi personaggi del racconto epistolare: un re o una regina, uno o più imprenditori, dei banchieri, degli esploratori/colonizzatori, dei missionari, degli operai o dei leader sindacali, i membri del partito socialista o comunista.
Ciò che viene richiesto agli allievi è di dare forma, scegliendo opportunamente mittenti, destinatari, luoghi e tempi della narrazione, ai fenomeni storici studiati, ai nessi di causa ed effetto e al modo in cui gli attori intervengono in questi processi, cercando di determinarne dinamiche ed esiti.
Il lavoro è studiato per essere svolto a piccoli gruppi, al massimo composti da tre elementi, che devono progettare una scaletta della corrispondenza su cui intendono lavorare e successivamente, sulla base di questo piano di lavoro, ipotizzare la ripartizione del lavoro individuale.
Si tratta di un’attività che ha bisogno di un setting adeguato, e anche di una tempistica non inferiore ai 150-180 minuti di lavoro.
Dopo aver raccolto tutti i lavori (anche in brutta copia) e averli letti e verificato la loro plausibilità storica, è possibile ipotizzare con i singoli gruppi la continuazione della corrispondenza con ulteriori risposte o altre missive, la loro trascrizione al computer e la riorganizzazione in un unico file più articolato.

Per accedere alla scheda di lavoro sull’età dell’imperialismo cliccare qui.

Scheda sul Risorgimento

La necessità di elaborare questa scheda didattica sul Risorgimento deriva dal fatto che il manuale attualmente in adozione (giusto per non fare nomi, si tratta di Ieri, domani della Loescher) suddivide la sua trattazione di questo importante tema in tre capitoli distinti (il Quarantotto in Europa, l’Unità d’Italia e i problemi dell’Italia post-unitaria).

Personalmente ritengo che i fatti del Risorgimento che vanno dal 1948 al 1970-71 vadano trattati, per maggior chiarezza espositiva e ordine logico, in una stessa unità di apprendimento: per questo motivo ho ritenuto utile proporre ai ragazzi un quadro generale dei contenuti che saremmo andati ad affrontare, e successivamente ho indicato in modo esatto le pagine del manuale da studiare, in modo da non creare troppa confusione.

Questa scheda didattica sul Risorgimento non vuole essere soltanto un esercizio, ma anche uno strumento utile per il ripasso di tutta l’unità e, nel contempo, anche per la revisione precedente l’esame di licenza: si tratta di una sintesi dei concetti principali che deve essere completata dagli allievi con gli opportuni inserimenti presi in calce da ogni sezione del testo. Chiaramente l’esercizio dovrebbe essere fatto senza l’aiuto dei suggerimenti, che vengono lasciati per gli alunni con più difficoltà. L’esercizio, che riguarda tutto il Risorgimento, dovrebbe riuscire a dare un quadro complessivo che mette a fuoco alcune questioni politiche e sociali fondamentali, tralasciando, ad esempio, i nomi delle battaglie e sacrificando aspetti relativi alle vicende belliche.

Evidentemente, a margine di un’attività di questo tipo che non dovrebbe andare oltre le 3 o 4 ore di lezione, sarà possibile affidare ai singoli alunni approfondimenti storici, biografici o letterari su singole fasi del Risorgimento italiano.

La presente scheda didattica sul Risorgimento può essere utilizzata come esercitazione da fare in classe compito a casa oppure come verifica finale, presa in toto oppure in parte, con i suggerimenti oppure senza di essi.

Per scaricare la scheda cliccare qui.