Il testo che segue è stato utilizzato dagli allievi di terza media per preparare una gita a Trieste. Ciascun allievo ha preparato l’esposizione di uno o più monumenti, visitati nel corso dell’uscita didattica, che si è articolata anche in un’attività svolta presso l’Immaginario Scientifico. I materiali sono stati raccolti dagli allievi in repertori online di ampia divulgazione, e successivamente rielaborati dove ritenuto opportuno dall’insegnante, che ha preparato un fascicolo corredato da immagini.

1. Trieste oggi
Trieste è un Comune del Friuli-Venezia Giulia, capoluogo di provincia e di regione. La città si estende per 85 km quadrati e ha 200.000 abitanti, chiamati Triestini. Dal punto di vista geografico, Trieste si trova affacciata su un piccolo golfo a nord-est del Mar Adriatico, stretta tra il mare e l’Altopiano del Carso, che si innalza alle sue spalle.
Trieste attualmente è uno dei principali porti italiani, posto nella parte interna del golfo che porta il suo nome e chiude a Nord il Mar Adriatico. Si stende ad anfiteatro in parte lungo l’arco costiero, in parte sulle basse colline alle pendici del ciglione carsico che la circonda alle spalle.
La storia urbana di Trieste e il suo aspetto sono stati fortemente influenzati dai moltissimi mutamenti politici che hanno caratterizzato la sua storia fin dall’epoca romana. La regolarità geometrica delle vie e dei quartieri centrali della città evidenzia l’influenza della dominazione austriaca, periodo in cui la città ha conosciuto la crescita più rapida. Anche lo spostamento nelle diverse epoche del porto, l’attività economica principale della città, ha favorito l’espansione urbana e l’aspetto che la città ha attualmente.
Dal punto di vista demografico, negli ultimi vent’anni Trieste vive una fase di declino, con l’11% di popolazione in meno negli ultimi 20 anni; questa diminuzione è legata sia al saldo naturale fortemente negativo caratteristico dell’Italia, sia alla riduzione dei movimenti migratori. Ciò determina il progressivo invecchiamento della popolazione e crea qualche preoccupazione per il futuro della città.
La risorsa fondamentale del tessuto economico cittadino è il porto, che, dopo un lungo periodo di decadenza ha ritrovato un ruolo di primo piano nelle comunicazioni e nei commerci con l’Europa centro-orientale. Il porto di Trieste è oggi il secondo porto d’Italia, dopo Genova, per traffico merci. Tra le merci maggiormente movimentate, il petrolio (che prende la strada dell’Europa centrale, tramite l’oleodotto per Ingolstadt), il carbone e altri minerali, il legname e le derrate alimentari (T. ha mantenuto l’antica specializzazione di porto del caffè). Il traffico containerizzato ha raggiunto livelli ragguardevoli soprattutto grazie all’attività del Molo Settimo. Tradizionali settori portanti dell’industria triestina sono quelli cantieristico, metallurgico, meccanico e petrolchimico, concentrati in gran parte nella zona industriale più interna del Vallone di Muggia. Questo complesso di attività industriali mantiene una discreta vitalità, pur risentendo del generale ridimensionamento dell’industria pesante. Sono presenti inoltre industrie alimentari, tessili, farmaceutiche e poligrafiche.
La battuta d’arresto nello sviluppo industriale ha lasciato spazio soprattutto al terziario, nei cui comparti è oggi impiegata la maggioranza della popolazione attiva. Le attività bancarie e assicurative (T. è la sede delle Assicurazioni generali e del Lloyd adriatico, oggi parte del gruppo Allianz) offrono un serbatoio importante per l’occupazione qualificata, oltre a rappresentare le voci più stabili dell’economia cittadina. Tra le nuove iniziative che operano nel tentativo di promuovere la città in una prospettiva di medio-lungo periodo, da segnalare la creazione di un’area di ricerca scientifica tra le più avanzate in Italia e competitive sul piano europeo. È in crescita anche l’economia turistica, soprattutto quella legata ai movimenti per affari e congressi e al diporto di breve e medio raggio.


2. La storia di Trieste
La storia di Trieste inizia con la formazione di un centro abitato di modeste dimensioni in epoca preromana, che diventò una città solo dopo la conquista (II secolo a.C.) e colonizzazione da parte di Roma. Dopo la fase legata all’Impero Romano, la città decadde a seguito delle invasioni barbariche, ricoprendo un’importanza marginale per quasi tutto il Medioevo; in questa fase infatti un centro politico e religioso più importante fu il Vescovado di Aquileia.
Trieste subì varie dominazioni fino a quando nel 1382 d.C. diventò un libero Comune che si associò alla casa austriaca degli Asburgo. Grazie all’alleanza con gli Asburgo Trieste, fra il Settecento e l’Ottocento, conobbe una nuova prosperità grazie al suo porto e allo sviluppo di un fiorente commercio che fece di essa una delle più importanti metropoli dell’Impero austriaco (dal 1867 Impero austro-ungarico). Nel 1719 Carlo VI d’Asburgo la proclama “porto franco” e cioè città libera dalle tasse: Trieste in questo modo diventa uno dei centri economici dell’Impero Austriaco e il porto più importante non solo dell’Adriatico ma anche del Mediterraneo.
A causa della sua storia, Trieste è sempre stata una città cosmopolita, abitata da popolazioni di origini, lingue, culture e religione diverse: sotto l’Austria rimane di lingua italiana, ma con minoranze significative e importanti di lingua tedesca, slovena, ebraica. Tra la fine dell’Ottocento e l’Inizio del Novecento diventa un importante polo di cultura italiana ed europea: qui infatti vive Italo Svevo, uno dei più importanti romanzieri italiani dell’inizio del Novecento, e soggiornano lo scrittore inglese James Joyce e il poeta tedesco Rilke.
Trieste fu incorporata al Regno d’Italia nel 1918 a seguito della Prima Guerra Mondiale. Dopo il secondo conflitto mondiale fu capitale del Territorio Libero di Trieste, restando per nove anni sotto amministrazione militare alleata.


3. Il Teatro Romano
Il teatro romano di Trieste si trova in pieno centro storico, ai piedi del colle di San Giusto, a poca distanza da Piazza dell’Unità d’Italia e dal mare.
All’epoca della sua costruzione, il teatro si trovava fuori dalle mura cittadine e soprattutto si trovava sulla riva del Mar Adriatico, che ai tempi dell’antica Roma giungeva sino in quella zona.
Le gradinate del teatro sono state costruite, come nella tradizione degli anfiteatri antichi, sfruttando la naturale pendenza del colle San Giusto, e potevano ospitare tra i 3.500 ai 6.000 spettatori.
Gli storici pensano che il teatro sia stato costruito alla fine del I secolo a.C., quando a Roma c’era ancora la Repubblica, e ampliato all’inizio del II secolo d.C., sotto l’Impero di Traiano, nel corso quale Trieste raggiunse il massimo splendore nell’età antica.
Probabilmente il teatro fu costruito per volere del triestino Quinto Petronio Modesto, procuratore dell’imperatore Traiano, citato in diverse iscrizioni.
Nel corso dei secoli successivi, nel Medioevo e nell’Età Moderna, con la decadenza dell’Impero Romano, il teatro venne nascosto dalle case che vi furono costruite sopra. Per un lungo periodo fu ritenuto perduto, e la sua collocazione venne individuata soltanto nel 1814 dall’architetto Pietro Nobile.
Il teatro fu portato alla luce soltanto nel 1938 venne, durante la demolizione di una parte della città vecchia. Le statue e iscrizioni rinvenute negli scavi sono conservate il Castello di san Giusto al Civico Museo del Castello.
Al giorno d’oggi viene ancora saltuariamente utilizzato per spettacoli estivi all’aperto.
Per quanto riguarda la ua struttura, la cavea del teatro sfrutta la collina su cui si adagia, secondo l’uso greco, la gradinata si sviluppa attorno all'”orchestra”, è suddiviso verticalmente in settori da cinque scale e orizzontalmente in due ripiani da corridoi. Un possente muro semicircolare che reggeva la copertura conclude a monte l’edificio del quale rimangono pure la scena rettangolare con pilastri e cinque porte. Il proscenio fisso, ornato di statue e nicchie, s’ergeva probabilmente con grande suggestione sul mare che, in epoca romana, toccava il teatro.


4. L’Arco di Riccardo
Assieme al Teatro, l’Arco di Riccardo è un’altra fonte materiale che collega Trieste all’epoca Romana. Si trova alla base del colle di San Giusto, una
Secondo alcune fonti, l’Arco di Riccardo è una delle porte romane di Trieste e risalirebbe al I secolo a.C.; secondo queste fonti, probabilmente fu costruito all’epoca dell’imperatore Ottaviano Augusto negli anni 33-32 a.C.
Le decorazioni architettoniche dell’Arco permettono di datare la forma che attualmente vediamo a circa un secolo dopo la sua costruzione, ai tempi dell’Impero dei Claudi o dei Flavi (tra il 50 e il 75 d.C.).
Si tratta di un arco a un solo fòrnice (con una sola apertura); è alto 7,2 m, largo 5,3 m e profondo 2 m. Presenta un coronamento superiore, privo di decorazione. Ai lati dell’arco sono presenti due lesene, di cui una sola attualmente visibile; le lesene sono decorate con delle scanalature verticali e sono sormontate da capitelli di ordine corinzio.
Sull’origine del suo nome ci sono diverse ipotesi: una leggenda popolare ritiene che il nome derivi da Riccardo Cuor di Leone, il re d’Inghilterra che, al ritorno da una crociata in Terra Santa, fu tenuto prigioniero anche a Trieste.
Al di là della leggenda, è più probabile che il nome derivi derivi dalla posizione dell’Arco di Riccardo all’ingresso del cardo massimo, una delle due vie principali delle città romane. In origine si chiamava quindi “Arco del Cardo”, che nel corso del Medioevo si sarebbe progressivamente volgarizzato in “Arco di Riccardo”.


5. Colle di San Giusto
Il Colle di San Giusto è il vero e proprio centro storico di Trieste, ed è l’area più antica della città dove sorsero i primi insediamenti in età romana. Già dal I sec. esisteva sul Colle un foro, dove sorgeva un’antica Basilica Romana, di cui si vedono chiaramente i resti. La costruzione del foro in questa posizione fa pensare che dal colle fino al mare fossero presenti numerosi insediamenti umani. Nei secoli successivi, durante il Medioevo, sono state aggiunte numerose altre costruzioni.
I reperti archeologici più antichi di Trieste sono i resti di un antico propileo romano, che si possono osservare, attraverso una grata, all’interno del campanile della Cattedrale di San Giusto. Un propileo è una costruzione di origine greca: si tratta di un ampio porticato che solitamente funge come ingresso ad un tempio. Questa struttura doveva essere piuttosto ampio (attorno ai 17 metri), ma è stata successivamente smantellata per lasciar posto ad altre architetture.


6. Basilica Forense Romana
Anche della Basilica del foro romano rimangono pochi resti, ma ben visibili e non inglobati in altre costruzioni: l’edificio, che si sviluppava in direzione nord-sud, era largo oltre venti metri e lungo 100, come si può vedere dai ceppi delle colonne ancora presenti. Dalle dimensioni della basilica, gli storici ipotizzano che Trieste in età romana avesse già un numero di abitanti significativo.
Il fatto che rimangano soltanto due file di ceppi di colonne, probabilmente dipende dal fatto che in età cristiana la basilica romana è stata smantellata per usare la pietra per costruire la basilica cristiana, che comprende anche il campanile, poi distrutta dalle invasioni barbariche.


7. Cattedrale di San Giusto Martire
La cattedrale di San Giusto è il principale edificio religioso cattolico della città di Trieste. Si trova sulla sommità dell’omonimo colle che domina la città.
Come viene riferito dalla maggior parte degli storici triestini, l’aspetto attuale della basilica deriva dall’unificazione delle due chiese preesistenti: la chiesa di Santa Maria e del Sacello di san Giusto, che vennero inglobate sotto uno stesso tetto nella prima metà del Trecento dal vescovo di Trieste, che voleva costruire nella città una cattedrale importante e imponente. I lavori al campanile si conclusero nel 1343, ma quelli alla chiesa continuarono praticamente fino alla fine del secolo. Il campanile in origine era più elevato, ma nel 1422 venne colpito da un fulmine e venne ridotto all’altezza attuale.
La facciata della chiesa è arricchita da un enorme rosone di pietra carsica, elaborato sul posto da maestri scalpellini ingaggiati a Soncino, vicino a Cremona, da dove proveniva il vescovo. Ne rimane un ricordo nella denominazione della via dei Soncini a Trieste.
Sia il campanile che la facciata della chiesa sono coperti con reperti del periodo romano. Il portale d’entrata fu per esempio ricavato da un antico monumento funebre romano. I busti in bronzo, aggiunti nel 1862 alla facciata su mensole ricavate da piedistalli romani, rappresentano e celebrano tre vescovi illustri della città.
Una statua romanico-bizantina di San Giusto (X-XI secolo) trova posto in un’edicola gotica: in una mano regge il modello della città e nell’altra la palma del martirio; la testa del santo, di dimensioni diverse dal corpo, apparteneva originariamente ad un’altra statua ed è stata riutilizzata.
Non ci sono molti dati sulla decorazione interna della chiesa. Nell’anno 1423 l’abside centrale fu affrescata da due artisti friulani, e tale rimase fino al 1843 quando fu ampliata. Ma nei primi decenni del XX secolo fu abbattuta e ricostruita. L’affresco con l’Incoronazione della Vergine venne sostituito con un mosaico che ripropone lo stesso tema. Degli altri affreschi originali rimangono pochi reperti, il più importante dei quali è il Ciclo di san Giusto, in cinque elementi, esposto nella cappella laterale.
Le due absidi laterali sono decorate con magnifici mosaici, opera di artisti provenienti da Venezia e Costantinopoli. L’abside di S. Maria, che si trova a sinistra di quella centrale, reca una splendida raffigurazione della Beata Vergine Maria, seduta su un trono, su fondo oro, con il Bambino in braccio, affiancata da due corpulenti angeli. Si tratta di una superba esecuzione della prima metà del XII secolo, probabilmente eseguita in parallelo alla schiera degli Apostoli su un prato, posta nell’emiciclo absidale sottostante, inquadrata in una cornicetta decorata, che invece spetta, per la morbidezza dei panneggi e le affinità delle fisionomie di alcune figure con quelle Duomo di Ravenna, a un’équipe di mosaicisti veneziani, gli stessi formatisi nella scuola delle maestranze bizantine che decorarono la Basilica di San Marco nell’ultimo quarto dell’XI secolo. Nell’abside destra invece spicca il Cristo Pantocrator, affiancato come dai santi Giusto e Servolo. Le fattezze del Cristo, slanciato, severo e nobile, collocano la stesura di questo mosaico al primo XIII secolo, ad opera di mosaicisti bizantini.


8. Fortezza di San Giusto
La storia della Fortezza (ora Castello) di San Giusto è legata alle guerre che Trieste nel corso del tempo ha dovuto affrontare con la Repubblica Serenissima di Venezia che mirava a controllare il Veneto, l’Adriatico fino alla Dalmazia, ma anche contro l’Austria, che ha sempre considerato Trieste come il suo sbocco naturale sul mare.
Nel 1382 è una data importante per la storia di Trieste. In questo anni infatti i triestini, stanchi delle continue guerre contro Venezia, decidono di sottomettersi alla dinastia degli Asburgo, re d’Austria e Imperatori del Sacro Romano Impero: in cambio dell’autonomia e dell’aiuto militare degli Asburgo, Trieste avrebbe riconosciuto l’autorità degli Austraci. Tuttavia, a metà del Quattrocento, gli Asburgo costringono i Triestini a pagare di tasca propria la costruzione di una fortezza per gli austriaci: questa fortezza aveva soltanto uno scopo militare, e fu costruita sul punto più alto della città, in modo tale che da essa si potesse controllare tutto il territorio circostante.
Nel corso del tempo la fortezza venne ampliata, come è spiegato nell’immagine qui sotto.
Nei tempi più vicino a noi, nel 1930, il castello è stato acquistato dal Comune di Trieste che l’ha utilizzato per scopi turistici: l’interno del castello ora ospita musei e spazi espositivi che raccolgono il patrimonio artistico della città.


9. Basilica di San Silvestro (XII sec.)
La basilica di san Silvestro (oggi nota col nome basilica del Cristo Salvatore) è un edificio religioso situato a Trieste. Si tratta di una basilica in stile romanico dell’XI secolo: dopo la basilica paleocristiana inglobata nella cattedrale di San Giusto, è quindi il più antico edificio sacro conservato in città. La basilica si trova in via del Collegio ai piedi della collina di San Giusto, a fianco della barocca chiesa di santa Maria Maggiore.
Dalla fine del Settecento, la basilica di San Silvestro è il centro di culto per le confessioni protestanti presenti nella città di Trieste.
Gli storici pensano che le parti dell’edificio attuale possano essere datate al IX secolo; tuttavia, l’intero edificio risale all’XI secolo.
L’esterno della basilica si presenta in stile romanico, con finestre laterali e arcate in facciata. Sul lato sinistro vi è un portico, posto sotto il campanile, il potrebbe essere stata un’antica torre medievale facente parte delle fortificazioni della collina di san Giusto.
La basilica, rispetto alle altre in stile romanico, ha alcune caratteristiche particolari: è a base irregolare, è prova di absidi e ha tre navate separate da un colonnato a tre elementi, mentre il tetto è costituito da una capriata. Salendo tre gradini, si accede al presbiterio dove è presente una tavola in marmo dell’Ultima cena e un crocifisso in ferro battuto del XVIII secolo e una moderna acquasantiera che funge da battistero.
Sono presenti resti di antichi affreschi di inizio XIV secolo, raffiguranti che l’imperatore Costantino e la sacra Annunciazione. Su una colonna è stata rivenuta una sinopia medievale, in preparazione di un affresco. La decorazione della volta del soffitto presenta un agnello, simbolo di purezza.


10. Santuario di Santa Maria Maggiore (XVII sec.)
La chiesa di Santa Maria Maggiore, nota anche come chiesa barocca dei gesuiti, è un edificio religioso situato a Trieste.
La chiesa, in stile barocco, venne costruita nel XVII secolo dalla Compagnia dei Gesuiti. La chiesa si trova in via del Collegio, ai piedi del colle di San Giusto e vicino alla basilica di San Silvestro, nelle immediate vicinanze del centro storico di Trieste.
Nel 1619 giunsero a Trieste i primi gesuiti. Grazie ai loro buoni rapporti con il governo della città, i Gesuiti riuscirono a far aprire un Collegio che si trova accanto all’attuale chiesa di Santa Maria Maggiore per l’istruzione secondo i principi della Controriforma. Dopo la costruzione del collegio, si decise di costruire la chiesa, che doveva essere dedicata alla Madonna ed essere il più grande edificio sacro della città in quel momento.
Iniziata nel 1627, la chiesa ha richiesto decenni di lavoro per essere completata. Quando la chiesa fu consacrata dopo 55 anni dalla posa della prima pietra, il tetto dell’edificio era ancora in parte scoperto. La cupola fu completata solo nel 1817.


11. Parco della Rimembranza
Nel pieno centro di Trieste, sulle pendici del Colle di San Giusto, esiste dal maggio 1926 il Parco della Rimembranza. In mezzo ad un’area verde attraversata da Via Capitolina, la strada che conduce in cima al Colle, è possibile scoprire questo piccolo angolo di natura caratterizzato da una serie di pietre carsiche su cui sono stati scritti i nomi dei triestini caduti nelle guerre ed i reparti di cui facevano parte.
I parchi della Rimembranza sono un’istituzione nata nei primi anni del fascismo e promossi da Dario Lupi, ai tempi sottosegretario dell’Istruzione. Ispirato dall’albero della libertà, uno dei simboli della rivoluzione francese, Lupi incentivò ogni scuola italiana ad inaugurare uno “spazio sacro” in ricordo di coloro che avevano combattuto nella Grande Guerra. Venne così creato uno spazio di devozione ma allo stesso tempo di controllo sulla memoria legata al conflitto del ’15-’18.
Il Parco della Rimembranza di Trieste è diviso in 26 settori su cui sono collocate le pietre carsiche. Quelle dedicate alla Prima Guerra Mondiale sono comprese tra i settori 16 e 25 anche se oggi, al loro interno, è possibile trovare pietre che ricordano anche battaglie successive come la Guerra Civile Spagnola, le guerre d’Africa e la Seconda Guerra Mondiale.
È consigliabile raggiungere il Parco a piedi da Piazza Goldoni attraverso la spettacolare Scala dei Giganti. Si prosegue successivamente lungo una seconda scalinata che porta fino alla fontana a forma di obelisco inaugurata nel 1938 in occasione della visita di Mussolini in città. Una seconda soluzione è giungere in cima al Colle di San Giusto dalla zona di Piazza Unità – Via del Teatro Romano, inerpicandosi lungo le piccole e suggestive vie della Trieste medievale. Giunti in cima si attraversano i resti del foro romano e successivamente si scende lungo i sentieri del Parco fino alla fontana.


12. Tempio Ortodosso di San Spiridione
Il tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione è la chiesa della comunità serbo-ortodossa di Trieste. Opera dell’architetto Carlo Maciachini (1869), sorge nel luogo della preesistente chiesa di San Spiridione del 1753.
La sua struttura ricorda lo stile bizantino delle chiese orientali. L’edificio in pietra bianca con le colonne in marmo rosso, ha una pianta a croce greca coperta da una grande cupola sostenuta da quattro arconi, affiancata da quattro calotte emisferiche che ricoprono i quattro bracci della croce.
Il complesso architettonico, posto nel borgo Teresiano nei pressi del canal Grande, riflette un gusto bizantino e si caratterizza anche per la cupola più alta dei quattro campanili e per le ampie decorazioni a mosaico che abbelliscono le pareti esterne. Ornano la facciata nove grandi statue opera dello scultore milanese Bisi.
L’interno è riccamente decorato secondo i canoni bizantini, interamente ornato da pitture ad olio imitanti il mosaico. All’interno sono presenti quattro icone di grande valore: San Spiridione, Madonna con Bambino, Cristo Re, l’Annunciazione. Le icone sono ricoperte in oro e argento e sono state eseguite in Russia nei primi anni dell’Ottocento. Nel presbiterio sono situati tre altari.


13. Piazza dell’Unità d’Italia
Piazza Unità d’Italia (durante il periodo austriaco era chiamata Piazza Grande, in seguito fu nota anche come piazza Francesco Giuseppe) è la piazza principale di Trieste. Si trova ai piedi del colle di San Giusto, tra il Borgo Teresiano e Borgo Giuseppino. La piazza ha un’area totale di 12.280 m².
Di pianta rettangolare, la piazza si apre da un lato sul Golfo di Trieste ed è circondata da numerosi palazzi ed edifici pubblici. Affacciate sulla piazza si trovano le sedi di diversi enti: il municipio di Trieste, il palazzo della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia e la prefettura del capoluogo. Si chiamava inizialmente piazza San Pietro, dal nome di una chiesetta ivi esistente, poi piazza Grande. Assunse il nome di Piazza Unità dopo il 1918, quando la città fu annessa al Regno d’Italia; nel 1955, allorché la città ritornò all’Italia con la dissoluzione del territorio Libero di Trieste, prese la denominazione attuale.
La piazza è stata rimodellata più volte nel corso dei secoli. L’aspetto attuale le deriva dalla ristrutturazione completa che l’ha interessata nel periodo 2001-2005, quando tutti i palazzi sono stati oggetto di restauro; la pavimentazione in asfalto è stata rimossa e sostituita con blocchi in pietra arenaria simili ai tradizionali “masegni” che anticamente lastricavano la piazza; la fontana dei Quattro Continenti è stata posizionata davanti all’ingresso principale del Municipio, riportandola nella sua locazione originaria, e sul lato mare è stato installato un sistema di illuminazione con led luminosi blu che intendono ricordare l’antico “mandracchio” (cioè una piccola darsena destinata all’ormeggio di piccole imbarcazioni) interrato nel corso dei secoli.
Prima che nella piazza avessero inizio i lavori di risistemazione, l’allora giunta comunale pensò di sfruttare lo spazio disegnandovi un grande dipinto. Il disegno rappresentava l’Europa e Trieste, inserite in una porta ad arco orientale in cui erano indicati il Sol Levante, la Luna e delle stelle gialle su sfondo blu che richiamavano alla bandiera dell’Europa Unita.
La rappresentazione simbolica indicava una figura femminile armata di una lancia a forma di alabarda (simbolo di Trieste) in sella a un toro, mentre si dirigeva verso il mare. Opera dell’artista Bruno Chersicla, il disegno voleva significare la volontà della città di porsi come protagonista della Comunità Europea. Il dipinto, di oltre novemila metri quadrati, è stato segnalato nel Guinness dei primati.
Nel 2001 sono state aggiunte delle luci blu nella pavimentazione della piazza, per rimarcare il legame della città con il mare.


14. La Fontana dei Quattro Continenti
La Fontana dei Quattro Continenti si trova in Piazza Unità. L’opera venne realizzata dallo scultore bergamasco Giovanni Battista Mazzoleni. Fu costruita tra il 1751 e il 1754, con il desiderio di rappresentare una Trieste “fortunata”, avendo ricevuto infatti la qualifica di Portofranco e godendo della politica liberale di Carlo VI e di Maria Teresa d’Austria.
Quattro statue che rievocano i quattro continenti al tempo conosciuti, Europa, Asia, Africa e America, rappresentano il mondo. Quattro figure invece, rappresentano i fiumi e da cui sgorga l’acqua. L’acqua sgorgava da quattro figure allegoriche di fiumi, sempre ad indicare i continenti. La rappresentazione del Nilo ha il volto velato, le sorgenti infatti allora erano sconosciute.
Sulla sommità della fontana si vede una donna con le braccia aperte, simbolo della città, attorniata da pacchi, corde e cumuli di cotone che rappresentano i commerci internazionali di cui Trieste era impegnata protagonista dell’epoca. Come immagine simbolica di una città che accoglieva i commercianti provenienti da tutto il mondo e, in maggior misura, dall’area orientale.
Alcune curiosità su questa scultura: nell’ideare quest’opera si dovette risolvere il problema dell’inserimento della fontana in una piazza di piccole dimensioni ad andamento rettangolare allungato e circondata da realtà architettoniche stilisticamente diverse. Per questo motivo, allo stile opulento caratteristico del barocco italiano e francese, fu preferito per la sua realizzazione il barocco inglese. Non ebbe inoltre vita facile poiché su quest’opera si accesero animate discussioni, sia per il suo aspetto artistico, ritenuto “rozzo ammasso indecoroso di pietre”, sia per lo stato di abbandono in cui fu più volte lasciata. Grazie all’appassionata difesa dei maggiori artisti triestini però nel 1925 si evitò la demolizione della fontana, già decretata all’unanimità dal Consiglio Comunale.
Nell’agosto del 1938 la fontana dovette momentaneamente traslocare per lasciar spazio in piazza alla visita di Benito Mussolini. I pezzi furono conservati nell’Orto Lapidario. Nel 1970, grazie all’interessamento del pittore Cesare Sofianopulo, la fontana fu ricollocata nuovamente in Piazza Unità, in una posizione nuova rispetto quella originale.


15. La Statua di Carlo VI
A pochi metri a destra della fontana dei Quattro Continenti (avendo il mare alle spalle e osservando il municipio) una colonna in pietra bianca sorregge una statua di un imperatore. Essa è la colonna di Carlo VI d’Asburgo.
Tra tutte le modifiche a cui la piazza ha assistito nel corso dei secoli, questo elemento è presente e costante fin dal 1728, anno in cui fu deciso di erigere la statua in occasione della visita dell’imperatore a Trieste.
Figlio di Leopoldo I d’Austria (la cui statua si trova nell’attuale piazza della Borsa) e padre di Maria Teresa d’Austria, Carlo VI nel 1719 istituì il porto franco a Trieste, dando un notevole impulso al commercio e allo sviluppo cittadino.
La statua raffigura l’Imperatore in piedi che osserva il vecchio nucleo cittadino (verso piazza della Borsa) e indica il mare, con il porto franco da lui istituito. Data la fretta dovuta all’imminenza della visita, la statua fu provvisoriamente realizzata in legno e dorata, e sostituita quindi nel 1756 dall’attuale in pietra.


16. Piazza della Borsa
Piazza della Borsa è una delle piazze principali di Trieste. Conosciuta anche come il secondo salotto buono cittadino, la piazza è stata il centro economico della città per tutto il XIX secolo.
È la piazza immediatamente adiacente a piazza Unità d’Italia e, restringendosi, prosegue fino all’inizio di corso Italia, un’importante arteria cittadina. Il luogo ove sorge la piazza si trovava anticamente appena fuori dalle mura cittadine. Infatti nel punto dove si trova il passaggio con piazza Unità si trovava la porta di Vienna, e le case che delimitano la piazza verso monte seguono la linea delle antiche mura.
La piazza inizialmente si chiamava piazza della Dogana, dal nome dell’edificio che sorgeva al posto dell’attuale Palazzo del Tergesteo, dove sono presenti esercizi commerciali. Nel palazzo del Tergesteo trovano posto anche alcuni dei caffè storici di Trieste.
Il nome di “Piazza della Borsa” deriva da un evidente toponimo dovuto al palazzo costruito nel 1806 dall’architetto maceratese Antonio Mollari per ospitare le attività dei commercianti di Borsa. Tale edificio, che contraddistingue la piazza e che costituisce uno degli esempi più rilevanti dei monumenti neoclassici triestini, è attualmente sede della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Trieste.
A fianco di questo palazzo si trovava un tempo il Canal Piccolo, ancor oggi ricordato dal nome della via, che attraverso la Portizza e via del Ponte arrivava fino al centro della città vecchia. Il canale fu interrato nel 1816.
Di fronte al palazzo della Camera di commercio una colonna in pietra sorregge la figura di un imperatore. È la colonna di Leopoldo I d’Austria il cui figlio, Carlo VI, istituì a Trieste il porto franco. La colonna era stata eretta nel 1660 in piazza Pozzo del Mare e venne spostata in piazza della Borsa nel 1808.
Il 27 aprile 2011 è stata inaugurata la restaurata e riqualificata piazza della Borsa, con la completa pedonalizzazione.


17. Molo Audace
Il molo Audace si trova sulle rive di Trieste, in pieno centro della città, a pochi passi da piazza Unità d’Italia e dal Canal Grande. Separa il bacino di San Giorgio (a nord) dal bacino di San Giusto (verso sud) del Porto Vecchio.
Nel 1740 affondò nel porto di Trieste, vicino alla riva, la nave San Carlo. Invece di rimuovere il relitto, si decise di utilizzarlo come base per la costruzione di un nuovo molo, che venne costruito tra il 1743 ed il 1751 e fu intitolato appunto a San Carlo.
Allora il molo era più corto di come si presenta oggi; misurava infatti solamente 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte di legno. Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.
Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.
Il 3 novembre del 1918, alla fine della prima guerra mondiale, la prima nave della Marina Italiana ad entrare nel porto di Trieste e ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria.
In ricordo di questo avvenimento nel marzo del 1922 venne cambiato nome al molo, chiamandolo appunto “Molo Audace”, ed all’estremità del molo stesso nel 1925 venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.
Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace perse progressivamente la sua funzione mercantile, ed oggi vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio. Il molo è rimasto così un frequentato luogo di passeggio, una passerella protesa sul mare dall’indubbio fascino, che completa la passeggiata sulle rive ed in piazza Unità d’Italia.


18. Borgo Teresiano
Il Borgo Teresiano è un quartiere di Trieste costruito attorno alla metà del XVIII secolo e voluto dall’allora Imperatore d’Austria Carlo VI e, dopo la sua morte, da Maria Teresa d’Austria, da cui prende il nome.
Il quartiere fu progettato per dare un po’ di respiro e sviluppo alla città che stava assistendo al fiorire del commercio portuale. Venne ricavato dall’interramento delle saline della città, urbanizzando un’area al di fuori dalle mura e dal centro rappresentato dal Colle San Giusto.
Con il suo asse viario formato da linee parallele e perpendicolari tra loro, è uno dei primi esempi di piani regolatori cittadini moderni.
Il Borgo Teresiano si sviluppa tra la via Carducci, il corso Italia, la stazione ferroviaria e le rive.


19. Canal Grande
Il Canal Grande di Trieste è un canale navigabile che si trova nel cuore del Borgo Teresiano, in pieno centro della città, a metà strada circa tra la stazione ferroviaria e piazza Unità d’Italia, con imboccatura dal bacino di San Giorgio del Porto Vecchio.
Fu realizzato nel 1754-1756 dal veneziano Matteo Pirona, scavando ulteriormente il collettore principale delle saline, quando queste vennero interrate per permettere lo sviluppo urbanistico della città all’esterno delle mura. È stato costruito affinché le imbarcazioni potessero giungere direttamente sino al centro della città per scaricare e caricare le loro merci.
Nella sua conformazione iniziale, il canale era più lungo di come si presenta oggi, ed arrivava sino a lambire la chiesa di Sant’Antonio. La parte terminale del canale è stata infatti interrata nel 1934, con le macerie derivanti dalla demolizione della città vecchia, ricavando così l’attuale piazza Sant’Antonio. Nell’interramento si dice che sia stata sepolta anche una piccola nave torpediniera che si trovava lì ormeggiata in avaria ed abbandono dalla fine della guerra sebbene dalle fotografie dell’epoca, ritraenti i lavori di interramento, non si scorga alcuno scafo.


20. Ponte Rosso e Ponte Verde
Il Ponte Rosso, a metà canale, fu costruito in legno nel 1756, appena ultimata la costruzione del canale. Era allora l’unico ponte esistente, in quanto gli altri ponti vennero costruiti in epoca successiva. Fu rifatto ampliandolo una decina d’anni dopo e rifatto ancora, questa volta in ferro, nel 1832. Sul Ponte Rosso si trova la statua dello scrittore irlandese James Joyce, in ricordo della sua permanenza in città. Ai quattro estremi del ponte sono posizionati sui parapetti quattro bei fanali, che precedentemente ornavano la statua della dedizione di Trieste all’Austria che si trovava un tempo in piazza Libertà, dinanzi alla stazione ferroviaria. La statua fu inaugurata nel 1889 e rimossa nel 1919.
Il Ponte Verde, all’inizio del canale, all’imbocco dal mare, fu costruito in ferro nel 1858. Gli fu affiancato nel 1904 un altro ponte, detto Ponte Bianco o Ponte Nuovo, sul quale passava la ferrovia che una volta collegava il porto vecchio al porto nuovo passando per le Rive. All’inizio del canale, a ridosso del ponte, si trova uno squero per la messa a secco e la manutenzione delle piccole imbarcazioni.
Il nome dei ponti deriva dal colore con cui erano dipinte in origine le loro strutture. All’epoca della loro costruzione i ponti erano girevoli o apribili, per permettere l’accesso al canale dei velieri per lo scarico delle merci. I ponti mobili furono successivamente sostituiti dagli attuali ponti fissi in muratura, che però consentono soltanto il passaggio di piccole imbarcazioni durante la bassa marea. Il Ponte Rosso fu sostituito nel 1925, e il Ponte Verde nel 1950. Con queste edificazioni il Ponte Verde e il Ponte Bianco divennero un’unica struttura.


21. Chiesa di Sant’Antonio Nuovo
La chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo (chiamata comunemente chiesa di Sant’Antonio Nuovo), è il principale edificio religioso del Borgo Teresiano e del centro di Trieste.
La chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo è stata costruita nel cosiddetto “Borgo Teresiano” di Trieste per far fronte in modo adeguato alle esigenze religiose della popolazione cresciuta assieme al grande sviluppo della “Città Nuova” nell’ultima parte del 1700 e durante il 1800. La chiesa è situata nell’omonima piazza, a ridosso del Canale Grande. Il progetto della chiesa risale al 1808, ma i lavori cominciarono solo nel 1825. La facciata dell’edificio è caratterizzata da sei colonne ioniche. Sempre sulla facciata principale, nell’attico, sono presenti sei statue scolpite da Francesco Bosa nel 1842, raffiguranti san Giusto, san Sergio, san Servolo, san Mauro, sant’Eufemia e santa Tecla.
Precedentemente sullo stesso posto era stata eretta nel 1767 e aperta al culto nel 1771, una chiesa parimenti dedicata a Sant’Antonio Taumaturgo, che, dopo un restauro nel 1784, fu demolita nel 1828 perché rivelatasi insufficiente alle necessità. La costruzione del nuovo edificio sacro, popolarmente denominato “Sant’Antonio Nuovo”, ebbe inizio nello stesso 1828. Progettato dall’architetto Pietro Nobile è insigne monumento di architettura neoclassica.
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