L’inventore dei sogni di Ian McEwan è per molti versi un romanzo ideale da proporre ad una classe prima media (che presenta anche una debole familiarità con la lettura), dal momento che introduce temi particolarmente importanti in una forma narrativa leggera ma di alto livello letterario. Impossibile non pensare, leggendo L’inventore dei sogni, oltre che ai romanzi di formazione, soprattutto al saggio Il perturbante di Freud, in cui l’emergenza dell’unheimlich passa attraverso ciò che è familiare e vicino. Accanto a questa tematica, McEwan affronta anche quella del bullismo, conducendola in modo esemplare: ben lungi dall’essere una banale rappresentazione di fatti di cronaca, il capitolo Il prepotente è collocato non a caso al centro nevralgico del romanzo, ed in esso la ribellione del protagonista è resa possibile propria dalle fantasticherie in cui la sua mente spesso si smarrisce, che trovano ampia rappresentazione in tutti gli altri capitoli del romanzo. La dimensione favolistica quindi non viene posta in antitesi alla realtà, ma in L’inventore dei sogni diventa anche condizione di possibilità dell’azione stessa: l’epiteto “grasso budino rosa con i denti di ferro” è coniato da Peter e rivolto al bullo con la medesima forza evocativa con cui il giovane protagonista si scambia di posto con il proprio gatto, con il nipotino o con cui fa scomparire per un giorno la propria famiglia dalla sua vita. A questo link è possibile scaricare una scheda di lavoro su L’inventore dei sogni da utilizzare per intero o in parte nel corso delle attività di Italiano.
inventore dei sogni
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