L’attività proposta consiste in una comprensione testuale finalizzata al ritrovamento di errori logici un testo narrativo. Il lavoro è stato sperimentato in classe diverse volte, e ha incontrato il favore degli alunni proprio per la sua veste di gioco didattico. La scheda didattica dell’attività può essere assegnata come compito per casa, come esercitazione in classe, come esercizio di una verifica di comprensione del testo, oppure come attività aggiuntiva per chi ha già completato un tema o una verifica. Una modalità diversa (e forse più interessante, ma che non ho mai sperimentato) è quella di dare una consegna diversa agli allievi (magari di carattere grammaticale) per capire chi della classe riesce a notare gli errori presenti nel testo senza l’anticipazione della consegna. Chi volesse sperimentarla mi faccia sapere come va! A questo link è possibile scaricare il pdf della scheda didattica.

 

Roma, 24 gennaio 2008, una giornata come tante altre. Il signor Franco Rossi si sveglia come ogni mattina assordato dal traffico della metropoli. Scatta in cucina a farsi un caffè, poi, ancora in vestaglia, apre la porta di casa e ritira il “Corriere della Sera”. Si siede in cucina mentre il tè sta ancora gorgogliando nel bollitore e comincia a leggere avidamente le notizie di economia, cronaca nera e sport. Il suo gatto, Dylan Dog, si struscia sul suo polpaccio chiedendo insistentemente delle crocchette, che Franco subito gli mette nella ciotola posizionata nel terrazzo. Dopo essersi lavato e spazzolato i denti, Franco si veste elegante per andare al lavoro: è infatti un impiegato del Ministero degli Esteri, che si trova nel centro del capoluogo lombardo in cui Rossi vive. Trafelato, esce di casa, corre alla stazione della metropolitana, timbra il biglietto e si accalca nella ressa dei vagoni della metropolitana. Sono le sette e mezza di mattina quando sale sulla linea B della metropolitana romana, ancora piuttosto assonnato e con il nodo della cravatta che gli preme il pomo d’Adamo. “È primavera da un bel pezzo”, pensa tra sé, “eppure fa ancora un freddo cane. Non vedo l’ora che arrivi la bella stagione”. E con questi futili pensieri trascorre i tre quarti d’ora di strada che lo separano dal suo luogo di lavoro, un palazzo storico chiamato Farnesina: per arrivarci deve scendere dalla linea B alla Stazione Termini di Roma, e prendere una corsa della metro della linea A, la più affollata dai turisti. Alle otto meno cinque è davanti al portone del ministero: si ferma in un bar a prendere un altro caffé bello forte, prima di entrare in ufficio, dove lo aspettano delle relazioni da inviare per conto del ministro al Governatore dell’Oklahoma, negli Stati Uniti. Rossi deve infatti tenere i contatti per organizzare un gemellaggio tra gli studenti delle scuole medie di un quartiere romano con quelli dell’Università locale. Proprio quando gli capita di ripensare a Dylan Dog che starà abbaiando come un forsennato sul terrazzo di casa, gli passa accanto il suo capo che lo risveglia più di un caffè: “Caro Rossi, non sa che è obbligatorio venire al lavoro in giacca e cravatta ben annodata?!”

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