Non nascondo che da diverso tempo stavo pensando di sperimentare qualche lettura filosofica con gli allievi di terza media. Ho pensato di provarci quest’anno, proponendo come lettura il “Mito della caverna” di Platone, nel corso delle attività di orientamento scolastico per la scelta della futura scuola. Personalmente ritengo che l’orientamento scolastico debba essere inteso in senso ampio, e che le attività che si svolgono in terza media per la scelta della scuola futura costituiscano solo una parte di un percorso di orientamento più lungo, di durata triennale, nel quale gli allievi imparano a confrontarsi con se stessi, con i propri interessi, le proprie aspirazioni, i propri punti di forza. In questo contesto, penso sia necessario non trascurare mai il valore che la conoscenza ha in sé, anche al di fuori di una sua applicazione pratica o meramente tecnica: quindi ritengo che anche nella scuola media sia importante veicolare l’idea che il conoscere e, di conseguenza, l’autoformazione permanente, siano le condizioni fondamentali per l’esercizio della propria autonomia e, per quel che ci è concesso, della nostra libertà. Ho quindi di deciso di sottoporre all’attenzione dei miei allievi il mito platonico, ritoccando leggermente il testo riportato a questo link di filosofico.net. Ne ho tratto poco più di una paginetta (scaricabile a questo link), dalla quale ho cassato alcuni passaggi più difficilmente intelligibili. L’obiettivo dell’attività, chiaramente, non è la conoscenza del pensiero platonico, ma il potenziamento delle capacità di comprensione di un testo esemplare, ricco di simboli e immagini forti, comprensibili anche a tutti gli allievi. Per questo motivo ho presentato il racconto per quello che è, come un racconto mitologico nel quale un maestro e il suo allievo discutono di come l’uomo conosce il mondo che lo circonda. Nonostante le domande su chi fosse l’autore del testo, mi sono rifiutato di rispondere, cercando di attivare così la curiosità verso quanto stavamo cominciando a leggere. La lettura del testo è stata interrotta grossomodo in corrispondenza di ciascuna sezione del mito, e gli allievi sono stati invitati a riassumere brevemente quanto appena letto oppure a chiedere chiarimenti sui passaggi non chiari o sul lessico. Giunti alla conclusione, ciascun alunno ha riletto per conto proprio il racconto.

Dopo che tutti hanno completato la rilettura, ho invitato la classe a soffermarsi su tre domande, che sono state affrontate una per volta. Il lavoro è proceduto, come è lecito attendersi in questi casi, in modo piuttosto lento e meditato, ma le osservazioni dei ragazzi, per ciascuna domanda, hanno per così dire assunto un climax ascendente, poiché ciascun contributo (che veniva appuntato sulla lavagna multimediale) costituiva un punto di appoggio per successive ridefinizioni e approfondimenti. Nel corso della discussione non è stato introdotto alcun concetto di filosofia platonica, né alcuna osservazione di approfondimento, ma ci si è concentrati soltanto nel raccogliere (ed eventualmente chiedere una rielaborazione) le osservazioni degli allievi.

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Come ultimo momento di riflessione, ho chiesto di verbalizzare in che modo questo testo potesse rientrare nelle attività di orientamento scolastico che stiamo svolgendo attualmente. L’attività ha occupato due ore di lezione, che hanno permesso di lavorare con tutta la tranquillità del caso.