Lettera di Pellai ai docenti

Recentemente, in occasione dell’inizio dell’anno scolastico, una lettera di Pellai ai docenti è stata pubblicata sul profilo Facebook del medico e psicoterapeuta, che da anni sta conducendo una meritoria opera di alta divulgazione sui rischi legati all’ipercornnessione e alla virtualità per i preadolescenti.
Ci siamo avvalsi di alcuni tra i suoi contributi nel dossier sull’uso dello smartphone, pubblicato qualche mese fa, che contiene una serie di articoli destinata alla lettura in classe e alla rielaborazione da parte delle allieve e degli allievi di scuola media.
La lettera di Pellai ai docenti può essere sicuramente letta in classe, poiché sollecita riflessioni che possono essere condivise anche con le alunni e gli alunni: per questo ho preparato una versione leggermente adattata del documento, corredata da semplici domande di comprensione del testo. La scheda, in formato A4 e formattata per la stampa e l’utilizzo, è pubblicata alla fine di questo articolo e, per gli utenti iscritti all’area riservata, anche nella pagina dei materiali di orientamento.

Qualche nota a margine allo scritto di Pellai che potrebbe essere utile per questa proposta didattica.
Innanzitutto, vale la pena di far notare come la pubblicazione di questa lettera dimostri la concreta possibilità di utilizzare i social network per condividere idee e punti di vista.
La seconda osservazione riguarda il fatto che trovo sempre poco convincente sottolineare l’importanza del come si dice (“come trasmetti ciò che sai”), sovraesposto al cosa si dice (“non conta ciò che sai”) nel lavoro dell’insegnante: il senso del ragionamento di Pellai, sbilanciato sulle dinamiche generative della passione (“corpo e voce”) per l’insegnamento, è chiaro e condivisibile, ma la sua traduzione in prassi didattica talvolta non è così lineare, e si presta a storture e forzature di cui ci sono svariate evidenze nella comunicazione attuale della professionalità docente.
Infine, le tre parole-chiave. La passione: dove andarla a cercare o, ancora meglio, a ritrovare? L’articolo una risposta la offre, semplice quanto radicale: laddove si sia già fatta esperienza concreta di quella scintilla e di quell’incendio che intendiamo far rivivere nel nostro lavoro. La fatica: se, nella fatica, “la stanchezza è generativa”, altrettanto lo sono tutti i maestri che parlano attraverso di noi, e cioè tutti coloro che ci hanno dato l’occasione di vivere molteplici esperienze di apprendimento in cui abbiamo subìto un accadimento interiore in qualche modo decisivo nella nostra vita. Il rispetto: mai voltarsi dall’altra parte, né di fronte ad atti di prevaricazione, né di fronte agli ostacoli – e sono molti – che impediscono ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze di sviluppare appieno tutti i loro talenti.


Documento e attività:
Lettera di Pellai ai docenti

La foto di Alberto Pellai è ripresa dal profilo Facebook dell’autore. Su richiesta può essere rimossa.

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