
Negli ultimi anni mi è capitato spesso di affrontare insieme ai ragazzi e ai genitori le problematiche legate all’iperconnessione, che hanno ricadute immediate sui livelli attentivi, la motivazione al lavoro scolastico e l’apprendimento, a partire dalle abilità di base come la lettura e la scrittura. Alla luce delle risultanze della ricerca scientifica più recenti, anche la proposta didattica che ho articolato si è progressivamente emancipata dalla richiesta ai ragazzi di connessione nella fascia oraria pomeridiana, limitandone il ricorso all’orario mattutino, in momenti specifici e dedicati.
Personalmente sto notando che, lentamente, la consapevolezza da parte delle famiglie dei rischi dell’eccessivo utilizzo di dispositivi connessi alla rete sta aumentando e posso ragionevolmente affermare come, nei prossimi anni, proprio questo atteggiamento nei confronti dell’utilizzo dei dispositivi da parte dei bambini e degli adolescenti potrebbe assumere anche una connotazione di classe: non ho motivo di dubitare che le famiglie più consapevoli di questi rischi progressivamente tenderanno a prendere scelte educative conseguenti, mentre le famiglie con meno possibilità economiche continueranno ad utilizzare smartphone e connettività come una sorta di baby-sitter per i propri figli, anche grazie all’economicità (educativa e logistica) costituita dallo scroll sugli schermi rispetto ad una sana pratica sportiva, ad una vita di relazione con i pari articolata e ad un dialogo educativo che spesso può diventare faticoso rispetto ad altre modalità di interazione.
In attesa che le conclusioni di Pellai diventino un patrimonio comune, potrebbe essere utile per attività di Educazione Civica o prevenzione lavorare su queste tematiche, anche in funzione di percorsi interdisciplinari.
La scheda in PDF del dossier sull’uso dello smartphone è caricata nella pagina dei materiali di orientamento.
L’immagine in evidenza è ripresa da questa pagina del sito della Fondazione Veronesi.